FRANCO SCARPA, 40 ANNI DI SORRISI E SUCCESSI –

Il sorriso è lo stesso di 40 anni fa, quando in via XX settembre aprì, da titolare,  il suo primo negozio di acconciatore, in soli 35 metri quadri. 40 candeline dopo, il maestro artigiano, Franco Scarpa, raddoppia e rifà il look al suo salone per uomo e donna in via Matteo Rossi 11, a Salerno, dove ha festeggiato l’importante traguardo professionale circondato dai suoi tanti affezionati clienti e naturalmente dalla sua famiglia, vero pilastro in questo suo percorso. Una strada lunga, sulla quale come hanno scritto, in un book di ricordi, la moglie Patrizia Angrisani ed i figli Stefano e Moreno, che hanno ereditato  le mani di forbice del papà e Francesca, artigiana in un settore più “dolce”, ci sono stati tanti sacrifici e molte rinunce, ma anche tante soddisfazioni. Come quella, per esempio, di aver pettinato  il soprano Katia Ricciarelli  scoprendo l’umiltà dei grandi. “I grandi non devono mai smettere di imparare”. E 40 anni dopo quel primo taglio pieno di buchi, Franco Scarpa fa di questo motto la sua  filosofia di vita. E’ questo anche il messaggio che lancia ai giovani parrucchieri che vogliono avvicinarsi a questo mestiere e per i quali ha avviato con l’ente di formazione Nuova Scuola di Eboli un percorso di lezioni. Ci vuole passione, amore per questo lavoro, ma anche desiderio di non fermarsi, continuare ad   apprendere sempre, ama ripetere ai suoi giovani allievi il maestro Franco Scarpa. Lui non si è fermato mai ed anzi ha girato il mondo, da New York a Londra per seguire corsi di formazione e le lezioni dei grandi maestri del taglio e del total  look, mai sazio di imparare per andare oltre gli insegnamenti del suo primo punto di riferimento, il maestro Giuseppe Rinaldi, che lo accolse nella sua bottega. Da allora tanti passi in avanti sono stati fatti, ma con un’unica grande ricetta. Tenacia, impegno, sentirsi in gioco sempre e tanti sorrisi. Che sia questa la formula giusta per tutti, in grado di affrontare le crisi e andare avanti in maniera vincente?

Autore dell'articolo: Monica Di Mauro