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	<title>ASCOLI PICENO Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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	<title>ASCOLI PICENO Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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		<title>SCOMMESSE ILLEGALI PER FAVORIRE IL CLAN DEI CASALESI, IN 33 FINISCONO IN MANETTE – </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 12:30:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, nelle province di Salerno, Ascoli Piceno, Agrigento, Avellino, Brindisi, Caserta, Catanzaro, Latina, Lecce, L’Aquila, Messina, Napoli, Potenza, Ravenna, Roma, Varese e in diversi stati esteri, in particolare Panama, Romania e Malta, militari del Comando Provinciale Carabinieri di Salerno, supportati da quelli dei reparti territorialmente competenti e dai collaterali organismi di polizia stranieri, hanno eseguito un provvedimento cautelare applicativo della misura della custodia in carcere emesso dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 33 soggetti, sottoposti ad indagini, a vario titolo, in relazione al delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti in materia di giochi e scommesse illegali, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro provento di delitto in attività economiche, autoriciclaggio, nonché per i reati scopo di tale associazione, con l’aggravante, per taluni di questi reati, di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan dei Casalesi.</p>
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<p>Le società sequestrate in maniera preventiva &#8211; E contestualmente in corso sequestro preventivo di 11 siti internet e delle società “Europartner” e “IOCOSA LUDUM società cooperativa”, entrambe con sede legale a Mercato San Severino, nonché di € 3 M nei confronti di Luigi Giuseppe Cirillo di altri soggetti che, allo stato delle investigazioni, sono stati ritenuti essere suoi prestanome, quale profitto dei reati di cui si ipotizza la commissione. II Cirillo, che nell’ordinanza cautelare viene ritenuto capo e promotore del sodalizio criminale, è accusato di aver costituito una vera e propria holding dedita al gaming on line illecito sul territorio nazionale ed estero, avvalendosi anche dei legami con i vertici dei Casalesi.</p>
<p>L&#8217;indagine &#8211; Nella ricostruzione fatta propria dal giudice, e suscettibile di ulteriore vaglio nell’ulteriore corso del procedimento, vigendo fino a sentenza definitiva la presunzione di innocenza di cui all’art. 27 Cost., egli, servendosi di un sistema di gestione ed amministrazione telematico ideato da Luigi Tancredi nei primi anni 2000¹ ne avrebbe nel tempo incrementato notevolmente le potenzialità e la diffusione, utilizzando le ragguardevoli competenze nel settore tecnico-informatico di uno dei sodali, grazie ad una community di gioco fatta di diversi milioni di giocatori diffusi in tutto il mondo, i quali, fruendo della piattaforma messa a disposizione, potevano giocare e scommettere on line l’uno contro l’altro a distanza di migliaia di chilometri e senza alcun vincolo di tempo e luogo.</p>
<p>Il G.I.P., in particolare, ha ritenuto allo stato fondata la ricostruzione delle risultanze investigative, formulata all’esito dell’attività d’indagine, svolta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, secondo la quale la presunta consorteria criminale avrebbe effettuato le proprie attività mediante siti internet prevalentemente con domini .com ed.eu, tutti privi delle prescritte autorizzazioni dei Monopoli di Stato italiani, allocati presso diversi server che, seppur coordinati da Mercato San Severino (Sa), sono stati materialmente ubicati all’estero, în c.d. paradisi fiscali, tra i quali Panama e l’Isola di Curacao. Proprio tali elementi hanno reso particolarmente complesse e difficoltose le operazioni di monitoraggio.</p>
<p>Le accuse a carico delle 33 persone finite in carcere &#8211; In pratica, sempre secondo predetta provvisoria ricostruzione, abusivamente programmato eseguito gioco delle del casinò del Texas Hold’em, associandosi rete dbgpoker (piattaforma poker on-line, come detto, attiva siti allocati non autorizzati operare Italia). Taluni giochi, inoltre, risultavano fruibili anche machines e totem, materialmente posti in diverse attività commerciali per più Italia cui erano imposti dalle consorterie criminali egemoni territorialmente. Alcune delle giochi individuate Italia riconducibili “Europartner” società cooperativa, oggetto sequestro preventivo.</p>
<p>Sempre l’ipotesi accusatoria ritenuta fondata avveniva mediante un sistema piramidale cui base era il player, facente parte della community gioco globale, elemento maggior importanza di tutto sistema, poiché di fatto finanziatore e fruitore finale sistema di gioco, sintesi, l’ipotesi accusatoria che vertice vendesse ai vari livelli gestionali crediti “virtuali”, che divenivano denaro “reale” grazie alle giocate dei player-giocatori finali. Questi ultimi le realizzavano sia attraverso il collegamento diretto con i siti internet (illegali) di gaming, sia mediante periferiche fisiche quali totem è slot machines, ubicate come già detto in alcune sale giochi, senza il previsto collegamento con i Monopoli di Stato.</p>
<p>Le quote &#8211; Ad ogni passaggio di livello sarebbe stata corrisposta una percentuale per la prestazione fornita da ciascun componente della piramide di gioco, a seconda di quanto stabilito in sede di “contrattualizzazione”. Infine, la consistente quota parte che rimaneva del prezzo del punto-gioco, enucleata dai pagamenti intermedi, risulta, allo stato delle investigazioni, per quanto ritenuto dal GIP, essere confluita nelle casse del casinò, livello apicale ed amministratore globale, utilizzando sistemi di pagamento skrill (simile a paypal), che permetteva il passaggio di capitali anche attraverso un semplice scambio di mail. La piattaforma di direzione globale del gioco illecito è stata individuata, allo stato delle investigazioni, in un sito iscritto su server America. Lo strumento di gestione risulterebbe strutturato su 5 livelli, primo dei quali costituito da un amministratore globale.</p>
<p>I reati contestati dalla DDA &#8211; Tra i reati contestati al Cirillo vi è l’autoriciclaggio per una serie di investimenti che egli avrebbe operato con gli introiti delle sue illecite condotte, in particolare nello stato di Panama, ove avrebbe acquistato una serie di beni immobili. D’interesse e risultata, altresi, la vendita di una LAMBORGHINI Murcielago, fittiziamente intestata ad una società iscritta nei registri della Repubblica Ceca e ritenuta riconducibile ad uno degli odierni indagati, che sarebbe stata venduta ad una concessionaria di Torino ed i cui proventi sarebbero transitati, dopo vari passaggi finanziari, su un conto corrente a lui intestato a Panama. In una circostanza, il CIRILLO avrebbe minacciato con una pistola (gli è contestato anche il reato di porto abusivo di arma da sparo) un appartenente ad un clan rivale che avrebbe reclamato un credito vantato nei confronti di un suo affine.</p>
<p>Un giro di scommesse illegali da 5 miliardi di euro in 2 anni &#8211; È stata altresi contestata l’aggravante mafiosa di cui all’art. 416 bis.1 c.p. sotto il profilo dell’agevolazione al clan dei Casalesi, configuratasi grazie alla consapevole fornitura della piattaforma di gioco illegale a soggetti ad esso contigui, che, sulla base delle risultanze, ne avrebbero cosi alimentato le casse. Gli introiti stimati dall’asset criminoso nel suo complesso sono stati quantificati, nell’arco temporale di circa due anni delle attività investigative, in oltre 5 miliardi di euro. Qualora i giochi fossero stati svolti in forma lecita, le entrate per l’erario sarebbero state di circa 500 milioni di euro. Tutti gli arrestati sono stati associati presso le Case Circondariali competenti per territorio.</p>
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		<title>DICHIARAVANO REDDITI DA POVERI  E “ARROTONDAVANO” CON POLIZZE FALSE VENDUTE ON LINE: 9 LE PERSONE SCOPERTE E DENUNCIATE DALLA GUARDIA DI FINANZA</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/dichiaravano-redditi-da-poveri-e-arrotondavano-con-polizze-false-vendute-on-line-9-le-persone-scoperte-e-denunciate-dalla-guardia-di-finanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Di Mauro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 10:48:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[News 1]]></category>
		<category><![CDATA[ASCOLI PICENO]]></category>
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		<category><![CDATA[REDDITO DI CITTADINANZA]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è anche Salerno tra le città dove veniva consumata la truffa con polizze false scoperte nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta scoperta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno che, nell’ambito di un’indagine di polizia giudiziariadelegata dalla locale Procura della Repubblica, ha individuato 3 persone, tutte residenti a Napoli, truffatori seriali che vendevano polizze assicurative per auto false.<br />
L’attività, partita da una querela presentata da un cittadino dell’entroterra piceno, è stata incentrata verso l’oggetto del “contendere”, una polizza per auto, la più classica delle assicurazioni obbligatorie per responsabilità civile, per la quale lo stesso aveva corrisposto l’importo richiesto di 232 euro, versandolo su una carta del tipo “ricaricabile”, risultata poi intestata ad una 30enne di Napoli.<br />
Nessun ricorso, da parte della vittima, ad assicurazioni dal nome dubbio o sconosciuto, spesso “trappole” che promettono consistenti risparmi, anzi, la compagnia prescelta era stata, alla fine, una di quelle tra le più note, di affidabilità, che, come da “copione”, aveva provveduto anche ad inviare il certificato assicurativo e la relativa documentazione.<br />
Tutto falso però; l’amara scoperta è arrivata nel corso di un controllo di polizia su strada, allorquando l’originalità del predetto “tagliandino” assicurativo è stata disconosciuta dagli agenti, in quanto non presente nella banca dati “ufficiale” dei veicoli circolanti.<br />
Sulla scorta della querela presentata dal malcapitato, le indagini sono state incentrate verso la carta “ricaricabile” della 30enne napoletana e di quelle, ulteriori, rilevate nel circuito delle polizze assicurative della stessa “Compagnia”, risultate, alla fine, 23 – di cui alcune estinte ed altre, invece, bloccate “per uso scorretto” – e riferite a 15 persone, per la maggior parte cittadini italiani residenti a Napoli.<br />
Persone per lo più gravate da pregressi precedenti per truffa proprio in relazione all’emissione e alla vendita di polizze false in diverse località del territorio nazionale, ricomprese nelle province di Ancona, Bari, Bergamo, Biella, Bologna, Brescia, Chieti,<br />
Como, Cosenza, Enna, Firenze, Genova, Isernia, L’Aquila, Lecco, Messina, Milano, Modena, Napoli, , Palermo, Pisa, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Salerno, Sondrio, Treviso, Venezia e Vercelli, come già scoperto, negli anni, da parte delle diverse Forze<br />
di Polizia.<br />
Le movimentazioni delle 23 carte “prepagate” individuate dagli investigatori si sono rivelate, tutto sommato, modeste – caratterizzate, infatti, da poco meno di 10.000 euro di accrediti complessivi.<br />
Alla luce della potenziale moltitudine di persone truffate e della specificità dei precedenti di polizia degli intestatari della carte “ricaricabili”, sono state tuttavia analizzate attentamente dalle Fiamme Gialle della Compagnia di San Benedetto del Tronto (AP) che, anche con l’ausilio dei militari del Comando Provinciale di Napoli, hanno intrapreso le attività di approfondimento di ogni singola operazione. Veniva così acclarata la prima responsabilità penale nei confronti della 30enne di Napoli che aveva incassato i 232 euro e, a seguire, di quelle, ulteriori, di 2 persone, sempre partenopee, denunciate, quindi, alla locale Autorità Giudiziaria.<br />
Le indagini consentivano di identificare anche una platea di vittime delle truffe, giunte alle false compagnie di assicurazioni auto attraverso canali internet e social network, che, dopo aver inoltrato la richiesta di un preventivo, erano state contattate telefonicamente da sedicenti dipendenti degli stessi istituti assicurativi, che illustravano loro le modalità di pagamento, previste prevalentemente a mezzo carte “prepagate”. Nulla lasciava loro presagire, quindi, di essere incappati nelle mani di malintenzionati, tant’è che, a distanza di pochi giorni – e, naturalmente, dopo aver provveduto al pagamento – avevano ricevuto anche la propria polizza assicurativa, come detto, però, del tutto falsa, come appreso sempre in occasione dei controlli su strada effettuati dalle Forze dell’Ordine.<br />
Alquanto articolati i percorsi dell’indagine condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto (AP), che ha scandagliato siti internet, social, centralini telefonici “virtuali”, apparati cellulari ed utenze intestate a persone risultate poi ignare e del tutto estranee alle truffe – le quali, infatti, con riguardo alle intestazioni fittizie che li vedevano coinvolti, avevano già presentato denunce per il reato di sostituzione di persona –, fatture e contratti commerciali per i servizi di fonia, per arrivare, infine, al numero telefonico “principale” della compagnia di assicurazioni (falsa) che aveva rilasciato le<br />
polizze, “appoggiato” ad un’utenza “fissa” di Milano al fine di renderla “credibile”. Il “trucco”, disvelato dalle indagini, era consistito nell’attivare sulla suddetta linea “fissa” un solo servizio di fonia tramite “IP”, meglio conosciuto come “VOIP”, tecnologia che rende possibile effettuare una conversazione analoga a quella che si potrebbe ottenere con una rete telefonica, sfruttando, però, una connessione internet.<br />
L’utenza fissa reclamizzata sulle pagine fake di internet e sugli annunci nei social era collegata, in sostanza, ad una deviazione di chiamata permanente verso le utenze cellulari del gruppo criminale, servizi a consumo acquistabili tramite ricariche prepagate e, ancora, associata ad un indirizzo e-mail ingannevole, escamotage che faceva cadere nella rete gli ignari contraenti, convinti di interloquire con gli addetti della compagnia di assicurazioni.<br />
Sono stati gli ulteriori accertamenti di polizia economico-finanziaria intrapresi dalla stessa Compagnia della Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto (AP) a rilevare il riconoscimento, in capo alla 30enne di Napoli (che aveva incassato i 232 euro per la polizza del contraente piceno) e ad altre 6 persone – anch’esse tutte partenopee e coinvolte a diverso titolo nelle indagini – della misura di sostegno del “Reddito di cittadinanza”.Come scoperto dai militari nell’ambito delle successive operazioni tese a verificare la congruità dei redditi dichiarati in sede istruttoria, nessuno dei proventi accumulati attraverso le attività illecite perpetrate on-line è stato evidenziato nelle “Dichiarazioni Sostitutive Uniche” presentate, distintamente, dal gruppo criminale, una circostanza, invero, espressamente prevista dalla norma che disciplina la concessione della misura di<br />
sostegno, laddove, infatti, all’art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019, sancisce che l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio, è punita con la reclusione da uno a tre anni.<br />
Per tutti e 7 i soggetti – nei cui confronti era stata già riconosciuta l’erogazione di 91.000 euro – è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria in relazione a 55.000 euro già indebitamente percepiti che, grazie alle successive azioni di recupero, torneranno nelle casse dello Stato; ammonta, quindi, a 36.000 euro l’importo del “Reddito di cittadinanza” già riconosciuto ma non ancora riscosso dal gruppo, ora bloccato grazie alle iniziative delle Fiamme Gialle picene, che provvederanno anche a segnalare i connessi danni erariali alla Corte dei Conti e, sul fronte fiscale, a considerare i “profitti illeciti” per l’assoggettamento a tassazione.<br />
Continua l’attività del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno tesa a verificare i presupposti di legittimità di una delle misure di sostegno più conosciute, introdotta dal Legislatore per supportare le politiche attive del lavoro, contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale. Un lavoro già intrapreso attraverso la raccolta di notizie, dati ed elementi acquisiti nel corso delle ordinarie attività di controllo economico del territorio, sviluppo delle segnalazioni pervenute al numero di pubblica utilità “117”, interrogazioni alle banche dati ed approfondimenti verso ogni ulteriore manifestazione di quella che viene comunemente definita la “reale capacità contributiva”.<br />
Migliaia le carte relative alle istruttorie del “Reddito di cittadinanza” presentate nella provincia di Ascoli Piceno oggi al vaglio della Guardia di Finanza, che, sfruttando anche le sinergie di circostanza con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, vengono supportate con le ulteriori analisi ed integrazioni di intelligence elaborate dal Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie di Roma. Un impegno che pone in evidenza la forte vocazione sociale del ruolo di polizia economica e finanziaria assolto dal Corpo nel contrastare ogni forma di iniquità in grado di sottrarre preziose risorse alle<br />
persone che ne hanno reali diritti e necessità, in un momento storico in cui maggiore è la richiesta di sovvenzioni pubbliche idonee a fronteggiare le situazioni di difficoltà connesse all’emergenza epidemiologica.</p>
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		<title>OMICIDIO LETTIERI, ACCUSATI ZIO E NIPOTE</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/omicidio-lettieri-accusati-zio-e-nipote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 20:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[News 1]]></category>
		<category><![CDATA[ASCOLI PICENO]]></category>
		<category><![CDATA[OMICIDIO FRANCO LETTIERI]]></category>
		<category><![CDATA[PETRE LAMBRU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarebbe stato il 17enne ad accoltellare materialmente l&#8217;ex collaboratore di giustizia Franco Lettieri in centro ad Ascoli Piceno, mentre lo zio, Petre Lambru, 57enni, picchiava la vittima con molta violenza. Questo quello che emergerebbe dalla visione delle immagini registrate da un paio di telecamere posizionate in via delle Stelle ad Ascoli Piceno dove lo scorso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe stato il 17enne ad accoltellare materialmente l&#8217;ex collaboratore di giustizia Franco Lettieri in centro ad Ascoli Piceno, mentre lo zio, Petre Lambru, 57enni, picchiava la vittima con molta violenza. Questo quello che emergerebbe dalla visione delle immagini registrate da un paio di telecamere posizionate in via delle Stelle ad Ascoli Piceno dove lo scorso 15 gennaio è stato ferito a colpi di coltello il 56enne salernitano, morto poi nella vicina via dei Soderini dove si era trascinato.</p>
<p>Benché ferito gravemente, prima di morire, Lettieri aveva telefonato al 112 e riferito chi lo aveva aggredito.<br />
Visionando le immagini non nitidissime ma comunque in grado di definire i ruoli dei due romeni, magistratura e carabinieri sarebbero giunti alla conclusione che Petre Lambru ha picchiato la vittima e il ragazzo l&#8217;ha accoltellata. Un&#8217;aggressione congiunta che, per le Procura di Ascoli e la Procura per i Minori di Ancona, valgono l&#8217;accusa di omicidio volontario in concorso per zio e nipote minorenne. Al vaglio degli investigatori i motivi dell&#8217;aggressione non legata apparentemente ai trascorsi giudiziari della vittima. </p>
<p>Domani mattina, intanto, verrà conferito l&#8217;incarico per l&#8217;autopsia sul cadavere di Lettieri. Petre Lambru, dopo la convalida dell&#8217;arresto, è rinchiuso nel carcere di Ascoli; il nipote, sottoposto a fermo giudiziario su disposizione della Procura minorile, è in custodia in una casa protetta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>EX COLLABORATORE DI GIUSTIZIA SALERNITANO UCCISO AD ASCOLI</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/ex-collaboratore-di-giustizia-salernitano-ucciso-ad-ascoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 12:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
		<category><![CDATA[ASCOLI PICENO]]></category>
		<category><![CDATA[FRANCO LETTIERI]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Franco Lettieri, l&#8217;uomo ucciso ieri sera a coltellate ad Ascoli Piceno, residente da tempo nella città marchigiana, era un ex collaboratore di giustizia. &#8220;O&#8217; Cacaglio&#8221;, questo il soprannome con cui il 56enne di Salerno era conosciuto, vi si era trasferito dalla Campania dove era stato coinvolto in alcuni fatti connessi alla criminalità organizzata, tanto da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tvoggisalerno.it/ex-collaboratore-di-giustizia-salernitano-ucciso-ad-ascoli/">EX COLLABORATORE DI GIUSTIZIA SALERNITANO UCCISO AD ASCOLI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tvoggisalerno.it">TVOGGI Salerno</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Franco Lettieri, l&#8217;uomo ucciso ieri sera a coltellate ad Ascoli Piceno, residente da tempo nella città marchigiana, era un ex collaboratore di giustizia.<br />
&#8220;O&#8217; Cacaglio&#8221;, questo il soprannome con cui il 56enne di Salerno era conosciuto, vi si era trasferito dalla Campania dove era stato coinvolto in alcuni fatti connessi alla criminalità organizzata, tanto da aver avuto una condanna per associazione a delinquere.</p>
<p>Aveva collaborato con la giustizia, vivendo per un periodo sotto protezione che però gli era stata tolta da tempo e aveva ricevuto una somma di denaro per potersi rifare una vita lontano dalla sua terra. Si era quindi stabilito ad Ascoli. Il suo pregresso giudiziario non viene però, al momento, in alcun modo collegato con l&#8217;omicidio di cui Lettieri è stato vittima ieri sera e per il quale è in carcere Petre Lambru, 57enne muratore rumeno, anche lui residente ad Ascoli. Lettieri in passato era stato oggetto di attenzioni da parte della magistratura per la morte di una donna ascolana con la quale si era accompagnato dopo che lei era rimasta vedova; si era parlato di un&#8217;ipotesi di maltrattamenti per la quale non erano stati però raccolti elementi.</p>
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