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	<title>monouso Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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	<title>monouso Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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		<title>ABOLIZIONE &#8220;MONOUSO&#8221; A RISCHIO 20MILA POSTI DI LAVORO IN CAMPANIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 10:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
		<category><![CDATA[abolizione]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vietare la produzione di stoviglie monouso, la proposta della Commissione Europea preoccupa il comparto aziendale della chimica e plastica monouso. Oltre 20mila posti di lavoro a rischio tra Salerno e l’intera Campania. L’allarme della Cisl provinciale, i segretari Ceres e Giliberti: “Alle aziende aderenti a Confindustria di costruire iniziative informative di contrasto alle ipotesi previste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vietare la produzione di stoviglie monouso, la proposta della Commissione Europea preoccupa il comparto aziendale della chimica e plastica monouso. Oltre 20mila posti di lavoro a rischio tra Salerno e l’intera Campania. L’allarme della Cisl provinciale, i segretari Ceres e Giliberti: “Alle aziende aderenti a Confindustria di costruire iniziative informative di contrasto alle ipotesi previste dalla direttiva europea sui materiali monouso in plastica, facendo leva sulle acquisizioni scientifiche. E’ necessario lanciare subito un monito e un grido d’allarme ai parlamentari europei e ai parlamentari nazionali</p>
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<p>Con il dichiarato obiettivo di ridurre l’impatto delle plastiche sui sistemi marini, la Commissione Europea ha licenziato una proposta di direttiva che limita o &#8211; in alcuni casi &#8211; vieta la produzione di stoviglie monouso. Sul piano scientifico tale direttiva non trova sufficienti motivazioni dai dati sullo stato di inquinamento dei mari, essendo le stoviglie monouso prodotti che figurano solo per lo 0,02% tra i rifiuti repertati sulle spiagge oggetto del monitoraggio. Il tutto preoccupa i vertici della Cisl salernitana, che temono sviluppi negativi sul fronte occupazione per le aziende del territorio provinciale, considerato uno dei più attivi del settore.</p>
<p>“La proposta di direttiva, sottoposta all’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo, sarà adottata nel 2019. Gli Stati Membri avranno quindi due anni di tempo per il conseguente recepimento della direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali. Gli effetti sul settore saranno, a quel punto, disastrosi e per nulla gestibili, se non con la chiusura delle attività di produzioni. L’Italia, tra quelli europei, sarebbe il Paese maggiormente colpito e, conseguentemente, la Campania e la provincia di Salerno, dove insistono le maggiori aziende produttrici. Oltre 20.000 lavoratori complessivamente interessati, tra diretti e indotto”, hanno spiegato Gerardo Ceres, segretario generale della Cisl Salerno, e Gerardo Giliberti, segretario generale della Femca Cisl Salerno.</p>
<p>Per il sindacato, dunque, è necessario lanciare subito un monito e un grido d’allarme ai parlamentari europei e ai parlamentari nazionali affinché tali scelte normative siano il frutto di meditati approfondimenti scientifici e non di ventate emotive ed ideologiche.</p>
<p>“Con questo approccio, come Cisl Salerno, chiederemo alle aziende aderenti a Confindustria di costruire iniziative informative di contrasto alle ipotesi previste dalla direttiva europea sui materiali monouso in plastica, facendo leva sulle acquisizioni scientifiche. In provincia di Salerno avremmo effetti significativi sul piano occupazionale e della struttura produttiva del comparto”, hanno concluso Ceres e Giliberti. “Occorre sin da subito sventare il rischio di chiusure di attività e dei conseguenti licenziamenti, mobilitando i lavoratori e stringendo alleanze con i parlamentari della nostra provincia per soluzioni legislative equilibrate, economicamente e socialmente sostenibili”.</p>
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		<title>INDAGINE DI GREENPEACE RIVELA CHE IN ITALIA UN LOCALE PLASTIC FREE È GIA’ POSSIBILE</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/indagine-greenpeace-rivela-italia-un-locale-plastic-free-gia-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Albero]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2018 10:07:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
		<category><![CDATA[monouso]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superare l&#8217;impiego di alcuni dei più comuni oggetti in plastica usa e getta, uno dei punti in discussione nella recente direttiva europea sulla plastica monouso, è già possibile. Lo rivela un’indagine condotta nelle scorse settimane dai volontari di Greenpeace in 162 bar, pub e caffetterie situati in dieci città italiane: Bari, Bologna, Firenze, Udine, Napoli, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tvoggisalerno.it/indagine-greenpeace-rivela-italia-un-locale-plastic-free-gia-possibile/">INDAGINE DI GREENPEACE RIVELA CHE IN ITALIA UN LOCALE PLASTIC FREE È GIA’ POSSIBILE</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tvoggisalerno.it">TVOGGI Salerno</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Superare l&#8217;impiego di alcuni dei più comuni oggetti in plastica usa e getta, uno dei punti in discussione nella recente direttiva europea sulla plastica monouso, è già possibile. Lo rivela un’indagine condotta nelle scorse settimane dai volontari di Greenpeace in 162 bar, pub e caffetterie situati in dieci città italiane: Bari, Bologna, Firenze, Udine, Napoli, Milano, Palermo, Torino, Pisa e Padova. Dall’indagine, somministrata sotto forma di questionario ai gestori dei locali, emerge che il 95 per cento di questi non impiega già piatti usa e getta né in plastica né in altri materiali, il 77 impiega agitatori per cocktail in metallo utilizzabili infinite volte, il 58 non utilizza posate in plastica ma nemmeno in altri materiali monouso e il 13 per cento usa cannucce in metallo lavabili e riutilizzabili.</p>
<p>«Superare l’utilizzo della plastica monouso, e più in generale non ricorrere a prodotti usa e getta, è già una realtà in numerose città italiane», dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «L’Unione Europea e il Ministro Costa non hanno alibi: è possibile già da oggi adottare soluzioni ambiziose che vadano al di là della semplice sostituzione della plastica usa e getta con altri materiali, come carta e bioplastica”.</p>
<p>Nelle scorse settimane Greenpeace, insieme alle altre organizzazioni della coalizione europea “Rethink Plastic Alliance”, ha messo in evidenza, infatti, le varie problematiche ambientali connesse alla sostituzione della plastica monouso con la bioplastica, ribadendo la necessità di prevenire e ridurre la produzione di rifiuti a monte: unica strategia sostenibile a lungo termine.</p>
<p>A parlare sono i fatti. Dall’indagine condotta da Greenpeace, per esempio, emerge che alcuni dei locali italiani hanno già adottato una strategia “rifiuti zero”, come il caso dell’Ortica a Bologna che, oltre a dare la possibilità ai clienti di riempire gratuitamente le proprie borracce per l’acqua, sceglie per i propri acquisti principalmente alimenti sfusi, riducendo al minimo il ricorso al packaging indipendentemente dal materiale di cui è composto. L’Ex Asilo Filangieri a Napoli utilizza per la birra solo bicchieri in plastica non monouso, lavabili e riutilizzabili, con l&#8217;applicazione di un deposito cauzionale di 50 centesimi di euro che vengono restituiti alla riconsegna del bicchiere. Il locale Sabir di Palermo, poi, ha sostituito le cannucce in plastica monouso con quelle in rame, che possono essere lavate ed utilizzate infinite volte.</p>
<p>Se da un lato molti locali hanno deciso di abbandonare la plastica monouso è necessario sottolineare come, nel corso dell’indagine, siano emerse numerose criticità soprattutto riguardo le bottiglie in plastica usa e getta per l&#8217;acqua minerale. Infatti, di tutti i locali in cui sono state condotte le interviste, solo il 15 per cento adotta per l’acqua imballaggi e sistemi alternativi di distribuzione: sinonimo inequivocabile che per questi prodotti le aziende forniscono, sia ai gestori dei locali che ai consumatori, poche alternative alla plastica tradizionale.</p>
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<p>«Se vogliamo salvare i mari dalla plastica è necessario che <span style="text-decoration: line-through;">e</span> i grandi marchi degli alimenti e delle bevande, che immettono sul mercato grandi volumi di plastica monouso, facciano la loro parte e si assumano le loro responsabilità. Queste aziende sanno benissimo che è impossibile riciclare tutta questa plastica. Per questo, insieme ad oltre un milione di persone che hanno aderito al nostro appello, chiediamo loro di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso», conclude Ungherese.</p>
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