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	<title>DOSSIER Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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	<title>DOSSIER Archivi - TVOGGI Salerno</title>
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		<title>LEGAMBIENTE DOSSIER RICICLO RIFIUTI TESSILI, SALERNO SECONDA PER RACCOLTA  – </title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/legambiente-dossier-riciclo-rifiuti-tessili-salerno-seconda-per-raccolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Albero]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 14:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
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		<category><![CDATA[Mariateresa Imparato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è solo una questione di moda, ma una vera sfida ambientale e industriale. Il dossier “Tessili, la vita oltre l’armadio”, presentato da Legambiente Campania nell’ambito della campagna “Facciamo secco il sacco”, scatta una fotografia nitida della gestione degli scarti tessili in regione, evidenziando una crescita costante ma ancora insufficiente a coprire l’immenso volume di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è solo una questione di moda, ma una vera sfida ambientale e industriale. Il dossier “Tessili, la vita oltre l’armadio”, presentato da Legambiente Campania nell’ambito della campagna <em>“Facciamo secco il sacco”</em>, scatta una fotografia nitida della gestione degli scarti tessili in regione, evidenziando una crescita costante ma ancora insufficiente a coprire l’immenso volume di materiali che finisce nell&#8217;indifferenziato.</p>
<p>I dati ISPRA 2024 elaborati dall&#8217;associazione ambientalista mostrano un trend in forte ascesa: tra il 2020 e il 2024, la raccolta differenziata dei tessili in Campania segna  un balzo complessivo del +54,1%. Un segnale positivo che segue l&#8217;obbligo di legge introdotto il 1° gennaio 2022, ma che deve scontrarsi con una realtà ancora complessa: si stima che oltre 155.000 tonnellate di tessuti finiscano ancora nel sacco dell&#8217;indifferenziato, alimentando gli impianti di incenerimento come quello di Acerra.</p>
<p>Nella geografia regionale del riciclo, la provincia di Salerno si conferma un pilastro fondamentale, posizionandosi saldamente al secondo posto per volumi totali intercettati: Con circa 3.000 tonnellate raccolte, Salerno pesa per il 18,5% sull’intero comparto regionale, preceduta solo dalla provincia di Napoli (che con 8.700 t copre oltre la metà del totale).</p>
<p>Il dossier solleva anche il velo sulle &#8220;aree grigie&#8221; della filiera. Secondo Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, la mancanza di un’impiantistica moderna e trasparente lascia spazio agli ecocriminali che sfruttano le falle del sistema tra &#8220;usato recuperabile&#8221; e rifiuto tessile.</p>
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		<title>LEGAMBIENTE, PRESENTATO IL DOSSIER “QUAL BUON VENTO”</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/legambiente-presentato-il-dossier-qual-buon-vento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Albero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:42:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[DOSSIER]]></category>
		<category><![CDATA[EOLICO]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[QUALE BUON VENTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soffia un vento forte e rinnovabile in Campania che si accredita come la regione pioniera nel campo dell’energia eolica: 642 impianti diffusi sul territorio campano, tra grandi impianti industriali e mini eolico; quasi 2 gigawatt di potenza, che permettono una produzione di oltre 4 terawattora all’anno. Terzi in Italia per potenza installata e secondi per produzione di energia: un sesto del comparto eolico italiano è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><b>Soffia un vento forte e rinnovabile in Campania</b> che si accredita come la regione pioniera nel campo dell’energia eolica: <b>642 impianti</b> diffusi sul territorio campano, tra grandi impianti industriali e mini eolico; <b>quasi 2 gigawatt di potenza,</b> che permettono una produzione di oltre <b>4 terawattora all’anno</b>. <b>Terzi in Italia </b>per potenza installata e <b>secondi</b> per produzione di energia: un sesto del comparto eolico italiano è costituito dal contributo campano. <b>Legambiente Campania</b> ha presentato questa mattina il dossier <b>“Qual buon vento”</b>, durante la terza <b>Edizione del Forum Eolico</b>, che si è svolto a San Marco dei Cavoti (BN) con il Patrocinio di ANEV, Cesvo Lab e del Comune di San Marco dei Cavoti.</p>
<p align="JUSTIFY">L’eolico la fa da padrone nella nostra regione: costituisce la prima fonte rinnovabile elettrica, sia per potenza che per produzione. S<b>ettantotto comuni protagonisti, principalmente collocati nell’avellinese e nel beneventano (quasi il 90% dei comuni totali)</b>..</p>
<p align="JUSTIFY"><b>L’eolico in Campania </b>si è sviluppato dalla metà degli anni Novanta, <b>con una crescita graduale e costante anno per anno e dei picchi di maggiore installazione negli anni 2005, 2008, 2009, 2011, 2012 e 2019.</b> Negli ultimi 5 anni sono stati installati in media circa 100 MW all’anno: secondo ANEV abbiamo in Campania un potenziale al 2030 di 3.300 MW, che però raggiungeremo con dieci anni di ritardo stando a questo trend di installazione. <b>L’eolico è la tecnologia rinnovabile elettrica con maggiore potenza installata sul territorio campano:</b> rappresenta il 52% del totale, seguito dal solare (33%), idroelettrico e bioenergie, rispettivamente con, 9% e 6 %.</p>
<p align="JUSTIFY">Su un totale di <b>78 comuni in Campania</b> coinvolti da installazioni di eolico, le protagoniste sono le province di <b>Avellino e Benevento</b>, che coprono rispettivamente il 46% e il 42%. Seguono i comuni della <b>Provincia di Salerno </b>con 11%, <b>Caserta</b> con lo 0,8% e <b>Napoli </b>con l’0,2%. I comuni con la maggiore potenza installata in termini assoluti risultano essere <b>Bisaccia e Lacedonia in provincia di Avellino,</b> con circa 250 e 204 MW, e<b> Foiano di Val Fortore</b> in provincia di Benevento con circa 223 MW.</p>
<p align="JUSTIFY">“La Campania &#8211; ha dichiarato <b>Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania</b> &#8211; è diventata una Regione faro per lo sviluppo delle energie rinnovabili a partire dall’eolico, un importante modello che ci auguriamo di ritrovare nell’individuazione delle aree idonee regionali in linea con l’egregio lavoro svolto negli ultimi. Il nostro auspicio è che la nuova stagione dell’energia eolica in Campania rafforzi ancora di più il legame con i territori e le comunità, superando storture e pregiudizi del passato, e che sia accompagnata dallo sviluppo di politiche industriali a sostegno della filiera, con l’obiettivo di far diventare la transizione energetica nella nostra regione un’occasione importante per aumentare occupazione e diminuire diseguaglianze. Per fare questo è necessario avviare percorsi territoriali per lavorare insieme: enti, imprese e cittadinanza, affinché non si parli più di accettazione sociale per la presenza di impianti ma di rigenerazione partecipata di territori, dove impoverimento e spopolamento aumentano le disuguaglianze da decenni, oggi inasprite anche della crisi climatica. Le rinnovabili devono essere per queste comunità la strada per il riscatto sociale per vincere, insieme a quella climatica, anche la sfida sociale ed economica.”</p>
<p align="JUSTIFY">La Campania &#8211; <b>scrive Legambiente nel dossier </b>&#8211; è la regione che ha ospitato i primi impianti installati in Italia a metà degli anni Novanta e che oggi sta dando vita ai primi repowering. Numeri alla mano, i vari progetti, tra quelli già approvati e quelli in corso di approvazione, porteranno a una diminuzione di 364 turbine sui territori. Una ancor minore occupazione di suolo, meno turbine all’orizzonte (eliminando il vecchio problema dell’effetto selva dei primi impianti). Nel 2024 risultano, rispetto al quadro del precedente anno, 10 procedimenti: 3 conclusi e 7 in istruttoria, con un potenziale diminuzione pari a -256 aerogeneratori sul territorio (da aggiungersi a quelli dei procedimenti già autorizzati negli anni passati), cui corrispondo al contempo un aumento di potenza pari +200 MW.</p>
<p align="JUSTIFY">“Il nostro Paese – dichiara <b>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</b> – è ancor ancora oggi ostaggio del vecchio sistema produttivo fossile e inquinante. È arrivato il momento di liberarlo. Accelerare la transizione ecologica non è solo una necessità per contrastare la crisi climatica, ma rappresenta una straordinaria opportunità per garantire un futuro occupazionale a milioni di persone e per abbassare le bollette, soprattutto nel Mezzogiorno, dove ci sono le condizioni ottimali per lo sviluppo delle rinnovabili. In questo senso la Campania è protagonista della transizione energetica, che ha avviato da tempo un modello virtuoso che dovrebbe essere esportato, e ci auguriamo continui in questa direzione.”</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare, uno di questi progetti sta prendendo vita: si tratta di un progetto di Montefalcone di Val Fortore (Benevento), la prima città in Italia ad aver conosciuto la tecnologia eolica. Proprio adesso, in queste settimane, stanno smontando le prime cinque turbine delle 50 totali: queste turbine appartengono al primissimo parco eolico installato nel 1996.</p>
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		<title>FONDERIE PISANO, NUOVO DOSSIER DI NICOLA PROVENZA ALL’ON. COSTA</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/fonderie-pisano-nuovo-dossier-di-nicola-provenza-allon-costa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Albero]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 13:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
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		<category><![CDATA[SERGIO COSTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’esponente M5stelle, già parlamentare ha incontrato nella giornata di ieri a Roma l’On. Sergio Costa. L’on Provenza  ha consegnato nelle mani del Vicepresidente della Camera dei Deputati, on. Sergio Costa, il dossier relativo alla sua  attività politico-parlamentare circa gli impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini connessi alle attività delle Fonderie Pisano di Salerno. Confido [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’esponente M5stelle, già parlamentare ha incontrato nella giornata di ieri a Roma l’On. Sergio Costa.</p>
<p>L’on Provenza  ha consegnato nelle mani del Vicepresidente della Camera dei Deputati, on. Sergio Costa, il dossier relativo alla sua  attività politico-parlamentare circa gli impatti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini connessi alle attività delle Fonderie Pisano di Salerno.</p>
<p>Confido nella sua grande sensibilità per i temi connessi all’ambiente e alla salute, in special modo in riferimento alla vicenda delle Fonderie Pisano, ha scritto l’on. Provenza.</p>
<p>Sono convinto che Sergio Costa, al quale ho assicurato il mio costante sostegno, possa dare un contributo determinante per portare a termine una sacrosanta battaglia politica, che ho peraltro condotto con passione ed abnegazione, per la tutela della salute dei cittadini.</p>
<p>È un impegno finalizzato anche a restituire fiducia nelle istituzioni a chi da anni non trova risposte concrete da parte della Regione Campania.</p>
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		<title>DOSSIER ABBATTI L’ABUSO DI LEGAMBIENTE, IN CAMPANIA TANTE MANCATE DEMOLIZIONI – </title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/dossier-abbatti-labuso-di-legambiente-in-campania-tante-mancate-demolizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Albero]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 12:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Abbattimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[DOSSIER]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, devastando aree enormi in particolare lungo la costa, le case illegali non vengono abbattute. È questo, in estrema sintesi, il risultato dell’indagine di Legambiente sulle demolizioni edilizie nei comuni italiani riportata nel dossier “Abbatti l’abuso”, giunta alla sua seconda edizione. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tvoggisalerno.it/dossier-abbatti-labuso-di-legambiente-in-campania-tante-mancate-demolizioni/">DOSSIER ABBATTI L’ABUSO DI LEGAMBIENTE, IN CAMPANIA TANTE MANCATE DEMOLIZIONI – &lt;i style=&quot;color:#ff0000;&quot; class=&quot;fa fa-video-camera&quot;&gt;&lt;/i&gt;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tvoggisalerno.it">TVOGGI Salerno</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, devastando aree enormi in particolare lungo la costa, le case illegali non vengono abbattute. È questo, in estrema sintesi, il risultato dell’indagine di Legambiente sulle demolizioni edilizie nei comuni italiani riportata nel dossier “Abbatti l’abuso”, giunta alla sua seconda edizione.<br />
La nostra penisola è spaccata in due. Al Nord, dove l’irregolarità edilizia è costituita in larga parte da piccoli abusi, si fanno i controlli, si sanziona l’abuso e si demolisce. Al Sud, dove esistono luoghi in cui ci sono più case abusive che famiglie, avviene il contrario, salvo rare eccezioni.</p>
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<p>Il dato secco è che, stando ai numeri forniti dagli uffici tecnici dei Comuni, dal 2004 al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, con profonde ed evidenti differenze, appunto, tra Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e regioni come la Campania, la Sicilia, la Puglia e la Calabria, quelle più segnate dalla presenza mafiosa e dove non a caso si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019.</p>
<p>In Campania 0 abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da ordinanza Su 6966 ordinanze di demolizione emesse, ne sono state eseguite 1363<br />
In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.</p>
<p>La performance migliore è quella dei Comuni della Provincia di Avellino con il 34,4%   delle ordinanze di demolizione eseguite. Menzione per il Comune di Avellino, prima tra le città del sud, che ha demolito il 48% degli immobili abusivi<br />
“Procedere con gli abbattimenti &#8211; spiega Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente &#8211; è il migliore deterrente perché si scongiuri il sorgere di nuovi abusi edilizi. Un quadro che conferma pienamente la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni.<br />
In una regione come la Campania dove per anni si è viaggiato alla media di oltre 5mila case abusive all&#8217;anno riteniamo necessario che le demolizioni devono rispondere a dei criteri di priorità in base alla gravità, prediligendo quindi gli immobili rientranti in aree a rischio idrogeologico o a rischio frana o collegati alla criminalità organizzata. É ovvio che le demolizioni degli abusi speculativi e delle seconde case, a maggior ragione se ricadenti all&#8217;interno della fascia costiera, debbano avere una corsia preferenziale, costi quel che costi. Tutto ciò- conclude Imparato- non deve rappresentare un alibi nella lotta al cemento illegale: per liberare il Paese dallo sfregio del cemento selvaggio e dall’abusivismo impunito serve un netto cambio di direzione che solo la classe politica può intraprendere, non sono ammessi più ritardi o passi falsi”.</p>
<p>Questionario Abbatti l’abuso: nel questionario, che Legambiente ha inviato ai 550 comuni campani e a cui hanno risposto in maniera completa e corretta 47 amministrazioni (un tasso di risposta del 8,5% tra i più bassi d&#8217;Italia), è stato chiesto di fornire il numero di ordinanze di demolizione emesse dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, al 2020 il numero di esecuzioni, il numero di immobili trascritti al patrimonio pubblico e quello delle pratiche trasmesse alle Prefetture come previsto dalla nuova legge (L.120/2020) in caso di inottemperanza<br />
entro 180 giorni. Tutte le province campane non si distinguono in fatto di trasparenza della pubblica amministrazione: in Provincia di Avellino solo il 12,7% dei Comuni ha fornito i dati richiesti. Seguita da Salerno con il 10,8% dei Comuni, Benevento con il 10,8%, Napoli con il 4,3% e Caserta con il 3,8%.</p>
<p>Per quanto riguarda le demolizioni, su scala provinciale, la performance migliore è quella dei Comuni della Provincia di Avellino dove su 1496 ordinanze di demolizioni emesse sono 574 quelle eseguite pari al 38,4%. Seguono i Comuni della Provincia di Benevento con 103 ordinanze di abbattimento di cui 30 eseguite (29,1%), quella di Caserta con 70 ordinanze eseguite su 292( 24%) e Salerno dove su 2157 ordinanze di demolizioni emesse sono 452 quelle eseguite pari al 21%, infine, la provincia di Napoli, con 2918 ordinanze di demolizione comunicate dai Comuni e 237 quelle eseguite pari al 8,1%. Se stringiamo l&#8217;obiettivo sui capoluoghi di provincia, merita una menzione Avellino, prima tra le città del sud, che ha<br />
demolito il 48% degli immobili abusivi: ben 480 abbattimenti su 1000 ordinanze emesse, segue Salerno dove su 1524 ordinanze di demolizioni sono state 208 quelle eseguite apri al 13,6%. Chiude Benevento con 14 ordinanze emesse e nessuna eseguita.</p>
<p>Dati trascrizioni nel patrimonio immobiliare del Comune: quando il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro il termine di 90 giorni, l&#8217;edificio viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l&#8217;area di sedime per un&#8217;estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Non essendoci controlli o sanzioni, fatta eccezione per qualche pronuncia della Corte dei conti che in alcuni casi ha calcolato e addebitato ai Sindaci il danno erariale da mancata acquisizione o, peggio, da occupazione illegale da parte degli ex proprietari, i Comuni non procedono alle trascrizioni. In Campania sono 212 gli immobili acquisiti a patrimonio pubblico, terza regione d&#8217;Italia dopo Sicilia e Lazio. La provincia con il numero maggiore di acquisizioni a livello nazione è quella di Roma, con 494, segue quella di Catania (255), Napoli (198).</p>
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		<title>TRASPORTO PUBBLICO. SANTORO GRIDA ALLO SCANDALO</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/trasporto-pubblico-santoro-grida-allo-scandalo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 10:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News 1]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[comune di salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[DOSSIER]]></category>
		<category><![CDATA[salerno]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una denuncia senza mezzi termini. Un nuovo dossier lanciato dal consigliere comunale Dante Santoro che lamenta l’assenza di un trasporto pubblico nella città di Salerno. Santoro grida allo scandalo, parlando di corse fantasma, linee inesistenti ed autobus che non passavano alle pensiline e che invece sarebbero stati regolarmente pagati dai contribuenti. Molti mezzi, poi, sarebbero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una denuncia senza mezzi termini. Un nuovo dossier lanciato dal consigliere comunale Dante Santoro che lamenta l’assenza di un trasporto pubblico nella città di Salerno. Santoro grida allo scandalo, parlando di corse fantasma, linee inesistenti ed autobus che non passavano alle pensiline e che invece sarebbero stati regolarmente pagati dai contribuenti. Molti mezzi, poi, sarebbero stati acquistati dal Comune &#8211; secondo Santoro &#8211;  vecchi, quasi post-bellici&#8230;</p>
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		<title>LEGAMBIENTE PRESENTA IL DOSSIER “LIBERI DALL’AMIANTO?”</title>
		<link>https://www.tvoggisalerno.it/legambiente-presenta-dossier-liberi-dallamianto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 11:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News 2]]></category>
		<category><![CDATA[amianto]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[DOSSIER]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A ventisei anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando l’amianto, in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai piani regionali amianto (PRA) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">A ventisei anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando l’amianto, in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai piani regionali amianto (PRA) – che dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge e che mancano ancora in alcune Regioni – ma anche alle attività di censimento e mappatura, alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, e alle campagne di informazione e sensibilizzazione.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Campania sono 4000 le strutture, dove è presente amianto, censite al 2018, per un totale di circa 3 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Di queste 4000 strutture 3 sono siti industriali (non erano presenti all’indagine del 2015); 85 sono edifici pubblici (non presenti indagine 2015), 955 sono edifici privati (non presenti nell&#8217;indagine del 2015); 3.043 le coperture in cemento amianto (stesso numero rispetto al 2015).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">È questa la fotografia scattata dal dossier “Liberi dell’amianto? I ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche”, realizzato da Legambiente a tre anni dall’ultimo report (2015) e presentato in vista della giornata mondiale delle vittime dell’amianto che si celebrerà il 28 aprile.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Di fronte a questa situazione, le procedure di bonifica e rimozione dall’amianto nel nostro Paese sono ancora in forte ritardo: in Campania le uniche informazioni riguardano 3 edifici pubblici bonificati e 82 non ancora bonificati; per le altre voci i dati non sono disponibili. La regione Campania ha approvato il piano regionale amianto, previsto dalla legge 257/92, e ha completato le attività di censimento e mappatura. Tallone d’Achille resta lo smaltimento dell’amianto: in Campania mancano impianti specifici per l’amianto, e non sono neanche previsti dal piano regionale sui rifiuti.</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;">Con la presentazione del Dossier – commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania &#8211; vogliamo ribadire l’urgenza e la necessità per la nostra regione di agire attraverso una concreta azione di risanamento e bonifica del territorio, che passa attraverso la rimozione dell’amianto dai numerosi siti industriali, edifici pubblici e privati che ci circondano quotidianamente. La mancata presenza di discariche presenti nella Regione incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione, senza tralasciare la diffusa pratica dell’abbandono incontrollato dei rifiuti. Non è più sostenibile l’esportazione all’estero dell’amianto rimosso nel nostro Paese, per questo è importante provvedere ad implementare l’impiantistica. Infine occorre ripristinare e rendere stabile e duraturo il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, visti gli importanti risultati ottenuti in passato è assurdo che questo strumento sia stato rimosso. Si tratta di uno strumento molto efficace che in passato ha portato, ad esempio, alla bonifica di 100.000 metri quadri di coperture e oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia. Un intervento di questo tipo porterebbe un doppio vantaggio, sia per la salute delle persone sia per la produzione di energia pulita”.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il quadro complessivo che emerge è abbastanza preoccupante, anche a livello sanitario. L’associazione ricorda che stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012, di cui il 93% dei casi a carico della pleura e il 6,5% (1.392 casi) peritoneali, e oltre 6mila morti all’anno. A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560), Liguria (2.314), Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743), Toscana (1.311), Sicilia (1.141), Campania (1.139).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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