Non restano che due partite per tentare di salvare il salvabile e mettere da parte qualche punticino. Cagliari in casa e Como in trasferta: due partite in tre giorni nell’ultima settimana di campionato prima della pausa invernale per cercare di riparare sul campo agli errori commessi in sede di mercato e non solo. Ieri a Modena la Salernitana si è sciolta come neve al sole, riscoprendosi fragile appena è rimasta senza Bernardini, l’unico difensore in grado di nascondere i limiti di un reparto che ha bisogno di una robusta iniezione di freschezza atletica, ma anche di qualità e personalità. Ieri, però, la difesa è stata esposta ancor di più alle folate dei canarini di Crespo per via delle scelte iniziali di Torrente. Non si può preparare una gara delicata con l’idea di giocare con il 5-3-2 e passare ad un modulo completamente diverso un minuto prima del fischio di inizio. E’ vero che Bernardini si è fermato nel riscaldamento prepartita, è vero che Trevisan, provato come alternativa all’ex livornese finanche nella rifinitura, non era al top, ma passare dalla difesa con tre centrali ad un modulo con tre punte che non sapevano bene cosa fare in campo è apparso un azzardo. Se per necessità Torrente ha dovuto cambiare spartito, allora perchè non provare una soluzione più collaudata e quindi inserire Donnarumma accanto a Coda oppure dare fiducia dal primo minuto a Milinkovic, quanto meno per poter contare su gambe fresche ed in grado di aiutare il centrocampo? Con le scelte iniziali che ha compiuto Torrente ha ancora una volta bocciato Sciaudone, che in altre occasioni sarebbe stato inserito come trequartista, e Troianiello, confermando una sorta di ostracismo nei confronti di Donnarumma che resta l’unico attaccante in grado di completarsi con Coda, come anche il secondo tempo del Braglia ha dimostrato. In fondo, con queste scelte Torrente ha bocciato Fabiani e se stesso. Il diesse ha la responsabilità del mercato, ovviamente da dividere con la proprietà che ha avallato le sue mosse ed ha anche scandito i tempi di alcune operazioni come ha sottolineato Lotito dopo la gara con l’Ascoli, quando ha riconosciuto che non sempre allestire la squadra all’ultimo momento si rivela una strategia vincente. Fabiani ha costruito una squadra non adatta alla filosofia di Torrente, ma il tecnico col passare delle giornate ci ha messo del suo. In alcune occasioni, pensiamo alle partite con Trapani e Pro Vercelli in casa, ed a quella di ieri con il Modena, le scelte iniziali non sono state felici e questo al di là delle assenze. L’emergenza ha contrassegnato il cammino dei granata finora, come anche alcuni errori arbitrali (anche ieri a Modena ce ne sono stati), ma questo non può nascondere le magagne interne di una squadra che ha evidenti limiti e che è gestita e diretta male. La riprova è arrivata anche ieri nel dopo partita. Solo Torrente è stato autorizzato a rilasciare dichiarazioni, mentre i calciatori, che dopo la vittoria sull’Ascoli si erano ringalluzziti al punto da presentarsi ai microfoni con un testo dal contenuto polemico, si sono nuovamente cuciti la bocca. Ieri al Braglia era presente Mezzaroma che avrà preso nota di tutto, della prestazione, della contestazione civile dei tifosi a fine partita, ed anche del resto. Ora bisogna chiudere al meglio il girone di andata, poi la proprietà dovrà intervenire in maniera netta. Così com’è oggi, la Salernitana non è attrezzata per salvarsi. Serve molto di più e la proprietà non può non saperlo. Fabiani e Torrente hanno dato meno di quanto ci si aspettasse, la squadra ha fatto il possibile ma ci sono insormontabili carenze che richiedono interventi drastici. Per questo, la sosta dovrà essere un periodo di profondi cambiamenti. Due partite per limitare i danni, poi dovrà essere rivoluzione.
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