L’ADDIO AD ANNA NEL DUOMO DI CAVA DE’ TIRRENI E IL MONITO CONTRO LA VIOLENZA –

Palloncini bianchi affidati al cielo, sguardi bassi, lacrime trattenute. Così questa mattina l’intera comunità ha salutato, nel Duomo di Cava de tirreni, Anna Tagliaferri, per tutti Annetta, la quarantenne uccisa dal compagno Diego Di Domenico, che poi si è tolto la vita.

Una cattedrale gremita, bandiere a mezz’asta e lutto cittadino proclamato dal sindaco Vincenzo Servalli. A presiedere il rito funebre l’arcivescovo di Amalfi-Cava de’ Tirreni, monsignor Orazio Soricelli, che nell’omelia ha invitato a non fermarsi al dolore:

“Non possiamo limitarci a piangere la sua morte. Dobbiamo interrogarci su come parliamo, come educhiamo, come reagiamo quando qualcosa non va. Il dolore di oggi chiede responsabilità e relazioni più ver”e».

“Dio non usa la forza, non è dalla parte della violenza, ma delle vittime. Raccoglie le lacrime e non giustifica il male, ha aggiunto l’arcivescovo, chiedendo che da questa tragedia nasca «una conversione reale, capace di renderci più vigili, responsabili e umani”.

Il rito è stato concelebrato dal parroco del Duomo don Rosario Sessa e dal vicario generale don Beniamino D’Arco, che ha ricordato come talvolta l’odio prende il nome del possesso, ma  l’amore vero non distrugge, richiamando il dovere di non giustificare mai il buio e la violenza, esprimendo parole di pietà anche per Diego Di Domenico.

Il dolore più grande negli occhi della famiglia: la madre Giovanna Venosi, ancora ricoverata in ospedale dopo essere rimasta ferita nell’aggressione, e i fratelli Osvaldo e Federico, che hanno ringraziato la città per la vicinanza e l’affetto ricevuti.

All’uscita del feretro dal Duomo, un lungo e sentito applauso ha accompagnato la bara fino alla Pasticceria Tirrena di via della Repubblica, il luogo simbolo della vita di Anna, dove ogni giorno accoglieva clienti e amici con garbo, sorrisi e gentilezza.

Oggi Cava de’ Tirreni si è fermata. Un addio che diventa impegno ha ribadito l’arcivescovo Monsignor Orazio Soricelli: perché la memoria di Anna non sia solo dolore, ma responsabilità collettiva contro ogni forma di violenza.

Autore dell'articolo: Barbara Albero