Volano gli stracci, anzi gli striscioni ed i post social. Ieri sera a Salerno sono comparsi diversi striscioni di contestazione nei confronti del proprietario della Salernitana. Si chiedono investimenti, segnali forti e chiari sul mercato e del resto è anche normale che una tifoseria, che in due anni è passata dalla serie A alla serie C e che in estate ha ascoltato ancora promesse che andavano nella direzione del riscatto immediato, pungoli, stimoli, chieda ancora una volta di fare qualcosa di più. In estate sarebbe stato meglio, forse, evitare proclami e dare un senso di normalità ad un club disorientato da due anni di disastri sportivi e finanziari dei quali non sono certamente responsabili i tifosi. Bisognerebbe analizzare anche altri aspetti, variabili non solo calcistiche, ma in relazione alla vicenda sportiva della Salernitana si deve prendere atto che la doppia retrocessione è stata figlia di errori, di superficialità, di presunzione e di una mancanza di preparazione adeguata per gestire la materia calcio quando le situazioni sono scottanti. Oggi l’ad Umberto Pagano ha voluto rispondere ai tifosi, ricordando ancora una volta gli ingenti investimenti della proprietà che sono un fatto oggettivo e inconfutabile ma che rendono ancor più straziante la situazione perché testimoniano l’incapacità di ottenere risultati anche a fronte di esborsi senza precedenti ai quali, ci auguriamo, sia corrisposta anche qualche entrata perché altrimenti si tratterebbe di una gestione societaria fallimentare su tutta la linea. Dopo un avvio di stagione caratterizzato dalla voglia di ricominciare di tutto l’ambiente, ora è arrivata la stagione del grande freddo. Nel mezzo c’è una squadra che sente la pressione e che rende anche meno del suo valore intrinseco per tutta una serie di fattori. Ci sono due settimane per provare a dare una svolta sul mercato, ma se tra le righe si afferma che gli striscioni di protesta potrebbero far passare la voglia al proprietario, allora è inutile coltivare aspettative. Che la società faccia come si sente di fare, accettando, però, il malumore della piazza come ha accolto gli applausi quando è stato il tempo degli onori. Nel calcio vincono chiarezza e programmazione che possono passare anche per scelte impopolari. Dopo l’inverno, c’è sempre la primavera per chi sa seminare.

