Il countdown per la chiusura delle Fonderie Pisano a Salerno è ormai partito. A pochi giorni dall’incontro fissato, e al momento confermato, per il 18 febbraio come secondo tavolo della conferenza di servizi che dovrà dire se le Fonderie Pisano sono in grado di rispettare le Bat, ovvero l’introduzione di innovazioni tecnologiche in grado di ridurre l’impatto ambientale, la battaglia si sta consumando al di fuori dei cancelli e prevede su un fronte e su un altro una serie di proteste. Quella in programma questa mattina davanti all’Asl di via Nizza, annunciata dal Comitato Salute e Vita è stata rimandata a causa delle cattive condizioni meteo, mentre è in programma domani sotto i portici della Prefettura di Salerno l’altra protesta, quella convocata dai 100 lavoratori dello stabilimento produttivo di via degli Etruschi. Un tentativo di ricordare a tutte le istituzioni che si aspetta una risposta, per le prospettive future.
“E’ ormai noto, infatti, che in assenza di soluzioni per la realizzazione di un nuovo e moderno impianto in provincia di Salerno, il destino dei nuovi investimenti, che l’azienda Pisano conferma di volere realizzare, prenderà la direzione di altra regione (Foggia, in particolare), con ricadute nefaste sulla vita lavorativa e familiare di tante professionalità” scrivono infatti i dipendenti delle Fonderie Pisano nella lettera ricordando che l’unica soluzione possibile è individuare un’area dove delocalizzare l’attività produttiva ma in provincia di Salerno”. Non trovare un posto dove Pisano possa ricominciare, attraverso un impianto nuovo completamente decarbonizzato significa ammettere una sconfitta per tutti. Il presidio in programma domani dalle 11 alle 13 sarà tenuto in forma di assemblea aperta.

