Gerardo Palo, fondatore e presidente: «Il segreto della crescita? Essere malati di ottimismo»
Quarant’anni di storia agricola, innovazione e legame con il territorio raccontati direttamente dai protagonisti. È questo il cuore della prima puntata del podcast della rubrica “Una storia di qualità”, il nuovo progetto editoriale dedicato all’esperienza di Finagricola, una delle eccellenze dell’agroalimentare italiano.
Il podcast, promosso da Finagricola, nasce da un’idea di Domenico Catapano, responsabile marketing dell’azienda. Il progetto è firmato da Gruppo Stratego Società Benefit ed è realizzato da StrategoDigital.com. Attraverso interviste, testimonianze e storie aziendali, ripercorre i quarant’anni di attività della cooperativa della Piana del Sele.
La prima puntata, disponibile sulle principali piattaforme di podcasting (https://linktr.ee/unastoriadiqualita YouTube, Spotify, Amazon Podcast)– è condotta da Marco Frittella, direttore di Make Different Magazine, con interviste realizzate insieme alla giornalista di Gruppo Stratego Benedetta Gambale.
Il progetto “Finagricola – Una storia di qualità” vede la partecipazione del presidente di Finagricola, Gerardo Palo, e dello stesso Catapano, protagonisti di un racconto che ripercorre origini, intuizioni e innovazioni dell’azienda. Tra i colori e i profumi delle varietà di pomodoro – datterino rosso, giallo e arancione – prende forma la storia di una delle realtà più importanti dell’orticoltura italiana, nata nella Piana del Sele, oggi conosciuta come uno degli “orti d’Italia”.
Ripercorrendo le origini della cooperativa, il presidente Gerardo Palo ricorda come tutto sia nato da una scelta precisa: lavorare insieme per produrre qualità.
«Alla base c’è stata una visione: lavorare insieme è meglio che lavorare da soli, perché da soli non si va da nessuna parte», racconta. «Un gruppo di imprenditori ha deciso di unire competenze e specializzazioni per produrre ortaggi di altissima qualità, puntando sulla salubrità e sulle coltivazioni protette». Fin dall’inizio, Finagricola ha infatti investito nelle coltivazioni in serra, migliorando il controllo delle produzioni e la qualità delle varietà coltivate, destinate alla grande distribuzione.
Nel racconto del presidente emerge anche uno degli elementi fondamentali dell’agricoltura: il tempo. «In agricoltura bisogna avere pazienza», spiega Palo. «Si semina, si aspetta che la pianta germogli, cresca e dia il frutto. Non si possono cambiare i tempi della natura». La pazienza diventa così una virtù indispensabile non solo per il lavoro nei campi, ma anche per costruire un’impresa solida e duratura, oggi condivisa con i figli che lavorano accanto al presidente.
Nel corso degli anni Finagricola ha sviluppato numerose produzioni orticole, ma il pomodoro è diventato il vero simbolo dell’azienda, in particolare il datterino, apprezzato sia fresco sia trasformato. A raccontarlo è anche Domenico Catapano, che nel suo ruolo di responsabile marketing ha il compito di tradurre questa complessità in una narrazione accessibile ai diversi pubblici. «Raccontare Finagricola non è semplice», spiega. «È un’azienda fatta di tante sfaccettature, con molti prodotti e pubblici diversi: bisogna parlare al consumatore finale ma anche agli operatori della filiera».
La produzione trasformata si articola in due marchi distinti: Grangusto, dedicato al settore horeca e ai professionisti della ristorazione, e Così Com’è, pensato per la grande distribuzione e il consumatore finale. Una linea che negli anni ha valorizzato diverse varietà di pomodoro – tra cui datterino rosso, giallo e arancione e pizzutello – mantenendo al centro la qualità della materia prima. Tra i prodotti più apprezzati dell’azienda, illustrato nel podcast, c’è il doppio concentrato di pomodoro.
Tanti gli aneddoti della prima puntata. «All’inizio dell’attività conserviera – racconta Palo – un nostro cliente ritirò la merce con circa venti giorni di ritardo. Ci trovammo con circa 5mila quintali di datterino che non sapevamo dove collocare». Da quell’imprevisto nacque l’idea di trasformare il pomodoro: «Da un problema è nata un’opportunità», spiega il presidente. Il prodotto richiama anche una tradizione domestica molto diffusa nel Sud Italia: la conserva di pomodoro preparata in casa.
Tra le innovazioni più recenti c’è anche l’indicazione del tempo di cottura consigliato in etichetta. «Ogni prodotto ha i suoi tempi di cottura: abbiamo 4 minuti, ad esempio, per la vellutata di datterino giallo, 7 per la passata di pizzutello. Dopo numerosi test siamo arrivati a ottenere il tempo ottimale per ogni prodotto», spiega Catapano. «Molti sono abituati ai sughi lunghi della tradizione, ma alcune varietà di pomodoro esprimono al meglio il loro sapore con cotture brevi». L’obiettivo è preservare le caratteristiche organolettiche e valorizzare la qualità della materia prima.
«L’ottimismo non è ingenuità, è la condizione necessaria per chi fa impresa», conclude il fondatore Gerardo Palo. «E voglio restare malato di ottimismo fino alla fine».

