I prossimi sette anni della mia vita saranno dedicati alla Procura di Salerno. Con queste parole Raffaele Cantone ha assunto ufficialmente l’incarico di procuratore capo della Repubblica di Salerno, tornando in Campania dopo quasi vent’anni trascorsi tra Corte di Cassazione, Autorità Anticorruzione e Procura di Perugia. Nel suo discorso di insediamento ha posto al centro un concetto chiave: la condivisione, definita come tratto distintivo del suo metodo di lavoro. Cantone ha sottolineato che il suo mandato si muoverà in continuità con il lavoro del predecessore Giuseppe Borrelli, oggi alla procura di Reggio Calabria e che ha partecipato alla cerimonia di insediamento che si è svolta nella cittadella giudiziaria di Salerno la presenza anche del procuratore nazionale antimafia Melillo. Tutti e tre hanno lavorato presso la procura circondariale di Napoli ed è stato un aspetto più volte sottolineato nel corso . Nel suo discorso di insediamento, Cantone ha fatto lungo elenco di ringraziamenti e poi si è soffermato su quelle che considera le sue impronte: un modello di gestione partecipata, aperta al confronto interno e alla collaborazione istituzionale.
Nel delineare le linee guida della sua azione, Cantone ha annunciato una forte attenzione alle indagini sulla criminalità organizzata, al traffico di droga e ai fenomeni di infiltrazione nel tessuto economico e sociale del territorio.
Un capitolo centrale sarà dedicato al caporalato e allo sfruttamento del lavoro, temi richiamati anche dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che ha evidenziato come nel salernitano tali fenomeni rappresentino una minaccia strutturale, spesso legata a reti criminali radicate.

