Si è tenuta, nella giornata di ieri, presso ADI Tubiforma Salerno, un’assemblea con i lavoratori su due punti all’ordine del giorno. In apertura di assemblea è stato dato un aggiornamento circa l’incontro aziendale tenuto lo scorso 24 luglio.
Sull’argomento, anche in sede assembleare, è emerso un certo scettiscismo circa le motivazioni addotte dall’azienda sulla vendita delle materie prime e, inoltre, forti preoccupazioni in materia sicurezza. Su questo aspetto, infatti, lo stesso lunedì 27 luglio, all’atto delle prime operazioni preliminari alla movimentazione della merce, la RSU è stata costretta a comunicare formalmente la necessità di procedere ad una verifica e ad una manutenzione preventiva di alcune attrezzature inducendo, infine, l’azienda a rinviare lo svuotamento dei magazzini.
La discussione è, poi, proseguita sugli argomenti trattati nell’appuntamento fissato il 28 luglio a Palazzo Chigi sulle questioni più ampie che coinvolgono l’intero gruppo industriale.
Le notizie apprese a quel tavolo nazionale stanno preoccupando fortemente le lavoratrici e i lavoratori di tutti gli stabilimenti e l’ipotesi, formulata dall’azienda a seguito della sentenza della corte D’appello di Milano, di fermare da subito l’area a caldo di Taranto ha certamente ricadute pesanti anche per tutti gli stabilimenti dell’area a freddo, tra cui proprio quello di Salerno.
Le segreterie nazionali hanno respinto la chiusura e hanno invitato ad un intervento straordinario per l’ ex Ilva, con la definizione di ulteriori appuntamenti tecnici il primo dei quali sarà il prossimo 4 agosto.
Nel frattempo, per tutti gli stabilimenti del gruppo, sono state proclamate dalle categorie nazionali 8 ore di sciopero da articolare su ciascun territorio dal 29 luglio.
Per lo stabilimento di Salerno l’assemblea di ieri ha deciso di agire le iniziative di mobilitazione partendo con un presidio/assemblea di due ore che si terrà martedì 4 agosto p.v., in concomitanza con il primo tavolo tecnico nazionale, dalle ore 8 alle ore 10.
Non accetteremo scelte che mettono definitivamente in discussione il futuro del lavoro di un intero gruppo industriale e continuiamo ad aspettarci la massima attenzione da parte delle Istituzioni locali e regionale anche per lo stabilimento di Salerno che vive e vivrà, con i suoi 40 lavoratori, le stesse drammatiche problematiche di Taranto e di tanti altri territori.

