SCADE L’ULTIMATUM PER IL GRAND HOTEL: “SERVONO RISPOSTE SULLA GESTIONE DEI TRIBUTI E SUL PATRIMONIO PUBBLICO”

Manca ormai un giorno all’ultimatum annunciato, anche via social, dal sindaco De Luca alla società che ha realizzato su suoli comunali e gestisce il Grand Hotel Salerno. Se entro mercoledì 12 agosto non verserà i tributi dovuti (circa 9 milioni di euro tra Imu, Tari e Tassa di soggiorno) il Comune provvederà alla sospensione della licenza.

Questa vicenda, che si presta a molteplici interpretazioni, evidenzia innanzitutto la debolezza del Comune ad incassare tributi e tasse. Un vulnus che ha generato un grande deficit di bilancio con conseguente adesione al cosiddetto decreto “salva Comuni” e aumento delle tasse a discapito di tutti i cittadini, anche di quelli che le tasse le hanno sempre pagate. E’ quanto scrivono in una nota i consiglieri comunali Franco Massimo Lanocita, Rino Avella , Claudio Russolillo e Giso Amendola

Il primo quesito da porre all’amministrazione comunale, dunque, è quali provvedimenti siano stati adottati per migliorare le performance dell’Ufficio Tributi e per verificare l’eventuale esistenza di condotte omissive da parte degli uffici e delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi 14 anni.

Venendo nello specifico alla vicenda del Grand Hotel, sorge inoltre il dubbio che l’esposto presentato nei giorni scorsi in Procura possa servire anche a prendere le distanze da quanto avvenuto in relazione alla vendita, alla stessa famiglia imprenditoriale, dei restanti suoli dell’ex cementificio alla foce dell’Irno.

Sempre con l’obiettivo di fare cassa e ripianare i buchi di bilancio, il Comune ha infatti venduto anche l’area dell’ex parcheggio, destinata alla realizzazione di un altro albergo. Un’operazione che, a quanto si è appreso, non avrebbe potuto essere effettuata perché sull’area gravava un vincolo di destinazione d’uso a verde pubblico o a parcheggio.

Su questa compravendita, definita da più parti come un’operazione molto controversa, e sulla vicenda delle denunce presentate dai residenti che, come riportato dalla stampa nelle scorse settimane, sarebbero scomparse, è in corso un’indagine della Procura.

La vendita dei suoli di Foce Irno, tuttavia, rappresenta soltanto uno dei diversi episodi di alienazione di beni pubblici. Di recente, sempre con l’obiettivo di fare cassa e ripianare i debiti accumulati in decenni di malgoverno, il Comune ha venduto anche gli edifici dell’ex Ufficio di igiene di via Settimio Mobilio e dell’ex Procura di via Rafastia.

Il patrimonio immobiliare del Comune, e dunque dei cittadini, si è progressivamente ridotto, mentre quello dei costruttori è aumentato enormemente. È anche per questa ragione che, in campagna elettorale, abbiamo proposto — e oggi lo ribadiamo con forza — che, quando si tratta di vendere beni pubblici di rilevante valore, la cittadinanza venga chiamata a esprimersi attraverso referendum consultivi, hanno concluso i consiglieri comunali Franco Massimo Lanocita, Rino Avella, Claudio Russolillo, Giso Amendola.

Autore dell'articolo: Barbara Albero