Dare voce a chi spesso ha paura di parlare. È questo il primo risultato dello sportello multilingue del progetto “Alt Caporalato T.R.E. – Tutela, Resilienza ed Emersione”, attivo dal 23 giugno all’interno dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno. A meno di due mesi dall’avvio, il servizio ha già consentito di raccogliere segnalazioni e informazioni che hanno portato ad approfondimenti da parte delle strutture competenti.
Nato dalla collaborazione tra Ispettorato Nazionale del Lavoro e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), lo sportello è rivolto ai lavoratori stranieri della provincia di Salerno e offre ascolto, orientamento e assistenza per l’accesso ai diritti. Sono già numerosi i lavoratori, provenienti da diversi Paesi, che si sono rivolti al servizio.
Attraverso i colloqui con il personale ispettivo e il supporto dei mediatori culturali dell’OIM sono emerse situazioni che riguardano soprattutto edilizia, agricoltura, turismo e autotrasporto, settori particolarmente esposti al rischio di lavoro irregolare.
Nel comparto delle costruzioni, alcuni lavoratori di nazionalità africana hanno riferito criticità legate agli orari, ai riposi settimanali, alla registrazione delle ore effettivamente lavorate e al pagamento delle retribuzioni. Nell’autotrasporto, invece, le informazioni raccolte hanno portato ad approfondimenti su possibili forme di lavoro irregolare, sulla comunicazione obbligatoria del rapporto di lavoro e sulla gestione di un infortunio.
In agricoltura è stata inoltre individuata la posizione di un lavoratore in condizioni di forte vulnerabilità sociale, economica e abitativa, sulla quale sono in corso specifici accertamenti anche sotto il profilo dell’eventuale intermediazione illecita di manodopera.
I primi riscontri – ha spiegato il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno, Antonio Amalfitano – confermano l’utilità di uno strumento che consente di stabilire un rapporto diretto con i lavoratori più fragili, spesso restii a rivolgersi alle istituzioni per timore di ritorsioni o per difficoltà linguistiche e culturali.
L’ascolto qualificato, la mediazione linguistica e l’assistenza individuale – aggiunge Amalfitano – sono condizioni preliminari perché lo sfruttamento possa emergere e possa essere perseguito

