Le simulazioni finanziarie di lungo periodo utilizzano quasi sempre un orizzonte di trent’anni. È una convenzione ereditata dagli studi sui prelievi in fase di pensionamento e funziona bene per chi smette di lavorare intorno ai sessantacinque anni.
Funziona molto meno per chi prevede di smettere prima, e funziona male come dato statistico. La speranza di vita è una media, quindi per costruzione circa metà delle persone supera quel valore, e un piano dimensionato sulla media si esaurisce nel momento sbagliato per una parte consistente di chi lo adotta.
Questa distanza tra il dato medio e il caso individuale ha un nome in ambito attuariale ed è la variabile che più incide su qualsiasi progetto di lungo periodo.
Perché l’orizzonte è la variabile decisiva
Chi lavora verso la libertà finanziaria fissa in genere un capitale obiettivo, calcolato come multiplo delle spese annue.
Quel moltiplicatore incorpora un’ipotesi sulla durata che raramente viene esplicitata. Un capitale sufficiente per venticinque anni di prelievi e uno sufficiente per quarantacinque differiscono in misura sostanziale, e la differenza non è proporzionale:
- La durata determina quanti anni di prelievi il portafoglio deve sostenere
- L’inflazione cumulata cresce con l’orizzonte e ne erode il potere d’acquisto
- La sequenza dei rendimenti ha più occasioni di risultare sfavorevole
- Le esigenze cambiano, e non necessariamente in diminuzione
Il quarto punto è quello meno considerato nei modelli, che ipotizzano generalmente una spesa costante in termini reali.
Chi percepisce una rendita vive più a lungo
Esiste un dato che rende le medie della popolazione generale ancora meno adatte alla pianificazione individuale, ed è documentato dagli attuari italiani.
Uno studio dell’ordine professionale rileva che in Italia i percettori di rendita sono più longevi della media della popolazione, con una speranza di vita a 65 anni pari nel 2011 a 19,9 anni per gli uomini e 23,2 per le donne, contro rispettivamente 18,3 e 21,8 della popolazione generale, e con proiezioni al 2040 che indicano 22,4 anni per i maschi e 26,3 per le femmine.
L’implicazione per la pianificazione
Il fenomeno è noto e ha una spiegazione. Chi sottoscrive una rendita o pianifica attivamente il proprio pensionamento tende ad appartenere a categorie con condizioni di vita e accesso alle cure mediamente migliori, e a farlo più spesso quando si percepisce in buona salute.
Ne deriva una conseguenza operativa. Chi sta leggendo un contenuto sulla pianificazione di lungo periodo appartiene con buona probabilità proprio al gruppo per cui le medie nazionali risultano prudenti per difetto.
Lo stesso studio segnala inoltre un rallentamento nel ritmo di crescita delle aspettative rispetto alle rilevazioni precedenti, che non cambia la direzione ma ne attenua la pendenza.
Il quadro demografico
Il contesto in cui questi piani si collocano sta cambiando rapidamente, e non solo dal lato della durata.
I dati recenti indicano che gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione e raggiungeranno il 30% entro il 2030, a fronte di una speranza di vita tra le più alte al mondo, intorno agli 84 anni.
L’altra scadenza
La stessa fonte riporta un secondo dato meno noto e più rilevante per la pianificazione della spesa: la vita in buona salute si interrompe mediamente molto prima della vita complessiva.
Per un piano finanziario questo significa che l’ipotesi di spesa costante è probabilmente sbagliata in entrambe le direzioni. Le spese discrezionali tendono a ridursi con l’età, mentre quelle legate all’assistenza tendono ad aumentare, e le due curve non si compensano necessariamente.
Come si affronta il rischio
Non esiste un modo per eliminarlo, perché nessuno conosce la propria durata. Esistono strumenti che ne riducono l’impatto.
- Rendite vitalizie, che trasferiscono il rischio a un soggetto terzo in cambio di un costo
- Prestazioni pubbliche e complementari, che per costruzione durano quanto la vita
- Un orizzonte di pianificazione esteso, oltre la media e non pari alla media
- Flessibilità nei prelievi, che consente di adattarsi a un percorso più lungo
- Revisione periodica, perché le proiezioni si aggiornano nel tempo
Il secondo punto è quello che spesso risolve gran parte del problema. Una prestazione vitalizia, pubblica o complementare, copre per definizione l’intera durata e riduce l’importo che il portafoglio deve garantire fino alla fine.
Il rischio simmetrico
Vale la pena nominare anche l’errore opposto, perché ha un costo reale.
Pianificare per un orizzonte eccessivamente lungo significa accumulare più del necessario, rinviando consumi e scelte che avevano valore nel momento in cui erano possibili. È una forma di costo che non compare in nessuna simulazione.
La scelta dell’orizzonte è quindi un compromesso tra due errori di segno opposto, e va fatta consapevolmente anziché accettando per inerzia la convenzione dei trent’anni.
Cosa mettere nel piano
- Verificare l’età di accesso alle prestazioni, soggetta ad adeguamento periodico
- Usare un orizzonte superiore alla media, tenendo conto della propria situazione
- Distinguere le fasi di spesa, che difficilmente resteranno costanti
- Quantificare le componenti vitalizie già acquisite
- Aggiornare la stima ogni pochi anni
Le regole previdenziali e le proiezioni demografiche cambiano nel tempo. Le indicazioni qui riportate descrivono un metodo di ragionamento e non sostituiscono una valutazione sulla situazione individuale.

