DA POTENZIALE DOMINATRICE AL RISCHIO DI MANCATA PROMOZIONE: LA STRANA STAGIONE DELLA SALERNITANA, TRA CAOS E RISULTATI ALTALENANTI

La stagione della Salernitana avrebbe dovuto avere un copione molto diverso. Dopo il trauma della retrocessione e il tonfo che ha riportato il club in Serie C, l’idea diffusa era quella di una ripartenza immediata, da protagonista, con una piazza importante, una struttura ancora da categoria superiore e l’obbligo morale di rimettersi in piedi in fretta. Invece, con il passare dei mesi, il campionato dei granata si è trasformato in una lunga rincorsa incompiuta, segnata da strascichi giudiziari, scosse societarie, rivoluzioni tecniche e risultati troppo altalenanti per una squadra costruita per stare in alto. Il verdetto più pesante è arrivato nelle ultime giornate, con la sconfitta interna contro il Benevento che ha tolto alla Salernitana anche l’ultima illusione di giocarsi il primo posto fino in fondo.

L’eredità avvelenata del finale della scorsa stagione

Per capire davvero le difficoltà vissute dalla Salernitana bisogna partire dalla coda drammatica del campionato precedente. Il playout perso contro la Sampdoria non ha rappresentato soltanto una retrocessione, bensì stato uno spartiacque emotivo e sportivo. Dopo il risultato negativo dell’andata, il ritorno all’Arechi si è chiuso nel peggiore dei modi, con la gara sospesa per i disordini sugli spalti e poi assegnata a tavolino. Da lì sono arrivate anche sanzioni che hanno pesato sull’avvio del nuovo campionato. In mezzo, c’è stato persino il caso dell’intossicazione alimentare che ha colpito numerosi tesserati, aggravando un contesto già esplosivo. È da quella frattura che nasce la stagione attuale: non da una normale retrocessione, ma da una caduta traumatica che ha lasciato macerie tecniche, ambientali e psicologiche.

Estate agitata: ricorsi, tensioni e un club costretto a rifondare

L’estate non ha portato vera stabilità. La società ha scelto la strada dei ricorsi contro alcune decisioni legate al finale della stagione precedente, ma i vari passaggi davanti alla giustizia sportiva e amministrativa non hanno prodotto il ribaltamento sperato. Anzi, hanno allungato il clima di incertezza, contribuendo a tenere il club sospeso fra la rabbia per ciò che era accaduto e la necessità di ripartire. Parallelamente, la Salernitana ha avviato una riorganizzazione interna, con cambiamenti nelle figure dirigenziali e nella struttura societaria. In quel passaggio si è capito che la nuova stagione non sarebbe stata soltanto una ricostruzione tecnica, ma anche una ricomposizione degli equilibri interni.

Una rivoluzione tecnica ampia, ma non sufficiente a dare continuità

La rifondazione è passata anche dalle scelte sul mercato e nell’area sportiva. È stato avviato un nuovo ciclo con un direttore sportivo chiamato a costruire una squadra competitiva e una guida tecnica ritenuta adatta alla categoria. In rosa sono arrivati giocatori di esperienza e qualità per il campionato, segnali chiari della volontà di costruire una squadra forte, attrezzata per puntare in alto. Sulla carta, la Salernitana aveva tutto per stare stabilmente nel gruppo di testa. Il problema è che il calcio, soprattutto nelle categorie dove equilibrio e tenuta mentale contano quasi quanto la qualità, non premia automaticamente i nomi. E i granata, proprio sulla continuità, hanno cominciato presto a mostrare crepe evidenti.

L’esonero e il cambio di guida tecnica

Il momento di rottura è arrivato a stagione in corso, quando una serie di risultati negativi ha portato all’esonero dell’allenatore scelto in estate, Giuseppe Raffaele. Una decisione che ha certificato come la squadra non stesse rispettando le aspettative né sul piano del rendimento né su quello della crescita. Al suo posto è arrivato un tecnico esperto come Serse Cosmi, chiamato a dare una scossa immediata all’ambiente. È stata una scelta forte, quasi simbolica: affidarsi a una figura di grande personalità per provare a rimettere ordine. Ma il cambio tecnico, da solo, non poteva cancellare i limiti accumulati. La Salernitana ha continuato a vivere di strappi, alternando vittorie incoraggianti a cadute pesanti, segno di una squadra mai del tutto equilibrata.

La prospettiva sulla Serie B

 

Chiaramente, la Salernitana è ancora in corsa per andare in Serie B, anche se non sarà semplice come si poteva pensare a inizio annata. La cadetteria peraltro, l’anno prossimo, ospiterà (al momento) ben 3 squadre campane, cioè la Juve Stabia, l’Avellino e il Benevento, che ha guadagnato l’aritmetica della promozione proprio con la vittoria all’Arechi nel derby regionale.

 

Per quanto riguarda l’attuale edizione del campionato di seconda divisione, vige ancora un certo equilibrio. Secondo le quote vincente serie b di Betsson sembra che la favorita sia il Venezia, ma anche Frosinone, Monza e Palermo sono tutte in corsa per la vittoria e per la promozione diretta in A. La Salernitana, invece, dovrà cercare di raggiungere presto la cadetteria per tornare ai vertici del calcio italiano, come negli anni appena trascorsi.

Una stagione che lascia più domande che certezze

Il problema, oggi, non è soltanto il mancato assalto alla promozione diretta. È il fatto che la Salernitana chiuda questa fase con molte domande aperte: sulla solidità del progetto societario, sulla direzione tecnica da seguire, sulla capacità di costruire una squadra meno fragile e più affidabile, e sul rapporto con una piazza che ha vissuto mesi logoranti. La sensazione è che la Salernitana abbia pagato tutto: il caos del passato recente, il contraccolpo della retrocessione, la pressione di dover vincere subito, i cambi ai vertici e una continuità mai davvero trovata. Per una piazza che si immaginava in rapida risalita, il bilancio è inevitabilmente deludente. E la vera difficoltà, più ancora dei risultati, è proprio questa: accettare che la ricostruzione sarà probabilmente più lunga e più complessa del previsto.

Autore dell'articolo: Redazione