PROVINCIALI, 2000 SINDACI AL VOTO. MORRA: “RESTITUIRE VOTO AI CITTADINI”

Sono 2.023 i sindaci e i consiglieri comunali chiamati alle urne, domani, per il rinnovo del Consiglio provinciale di Salerno. Non e’ prevista l’elezione del presidente della Provincia, che resta l’attuale sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli. Si tratta di elezioni di secondo livello e, infatti, al seggio costituito presso la sede di palazzo Sant’Agostino, sede dell’Ente Provincia, potranno recarsi solo gli amministratori dei Comuni del Salernitano. Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 8.00 alle 20. Sei le liste in campo per eleggere 16 consiglieri: A Testa Alta, lista che si ispira all’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, gia’ presente anche alle ultime regionali; Forza Italia-Lega-Noi Moderati; Fratelli d’Italia; Avanti Salerno Psi; Civiche in Rete; Partito democratico. Nel Pd sono numerosi i sindaci candidati, tra cui i consiglieri provinciali uscenti Francesco Morra e Giovanni De Simone, rispettivamente primi cittadini di Pellezzano e di Vietri sul Mare. In lista anche i sindaci di Pontecagnano Faiano Giuseppe Lanzara, di Agropoli Roberto Mutalipassi e di Siano Giorgio Marchese. Con Fi-Lega-Nm in campo ci sono il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, e la vicesindaca di Castel San Giorgio, Giustina Galluzzo. “È la terza volta che sono candidato in un’elezione di 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨, dove a decidere sono solo sindaci e consiglieri comunali dei 158 Comuni – ha dichiarato Morra – E continuo a pensare che questo sia uno dei meccanismi più 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐭𝐢 della nostra democrazia, nei quali si insinuano anche 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢 𝐦𝐞𝐜𝐜𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐢 che nulla hanno a che fare con il merito, il consenso dei cittadini o il lavoro sui territori. A pesare davvero sono i partiti, i “sistemi”, gli equilibri interni di una classe dirigente spesso lontana dalla realtà. Uno degli errori politici più gravi è stato la legge Delrio, voluta dal Partito Democratico durante il governo Matteo Renzi: era il tempo dei “rottamatori” e del “populismo vero”. Una riforma che ha svuotato le Province senza superarle, trasformandole in enti deboli, senza risorse e senza una reale legittimazione democratica. Non a caso quella scelta è stata bocciata anche nel referendum costituzionale. In questi anni ho cercato di rappresentare 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚. Forse ci sono riuscito, forse un po’ meno. Ma, come sempre, 𝐜𝐞 𝐥’𝐡𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚. Su questo tema dovremmo avere il coraggio di aprire una 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚. Capisco le difficoltà: mancano risorse, è complicato ricostruire competenze e personale. Ma almeno una cosa è indispensabile: 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 𝐚𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢. Ridare la scelta, la partecipazione, la dignità democratica alle istituzioni. Perché senza voto popolare la democrazia si svuota. E diventa solo una procedura, non più una scelta”.

Autore dell'articolo: Brigida Vicinanza