Saranno celebrati domani, alle 11, nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore, i funerali di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista trovato carbonizzato all’alba di domenica 19 luglio in un terreno alla periferia di Eboli. Nelle ultime ore è arrivata anche la conferma ufficiale dell’identità: l’esame del DNA, richiesto dalle sorelle Ida e Francesca subito dopo il ritrovamento, ha stabilito che quei resti martoriati appartengono proprio al 53enne nocerino. La salma, dopo l’autopsia, è stata liberata dall’autorità giudiziaria e restituita ai familiari, che hanno potuto organizzare le esequie. Il feretro arriverà in chiesa intorno alle 9, così da permettere ad amici e parenti di salutarlo prima della celebrazione, non essendo stato possibile allestire una camera ardente.
Fin dalle prime ore, diversi elementi avevano fatto pensare che la vittima fosse Esposito: la sua auto era parcheggiata davanti al cancello di un’azienda agricola in località Cioffi, di lui non si avevano più notizie e un impianto dentale coincideva con quello del giornalista. Il cellulare, invece, è stato ritrovato solo dopo l’arresto del tunisino Ridha Rahmouni, 26 anni, unico indiziato e oggi detenuto nel carcere di Fuorni con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà. Secondo gli investigatori, Esposito sarebbe stato picchiato e poi dato alle fiamme in una vicenda legata a rapporti personali tra i due.
L’inchiesta, però, è tutt’altro che chiusa. Si attendono infatti i risultati degli accertamenti tecnici irripetibili, che richiederanno dai tre ai quattro mesi, e soprattutto l’analisi dei tabulati telefonici e dei dispositivi sequestrati: due telefoni appartenenti alla vittima e uno al presunto assassino. Proprio dai telefoni potrebbero emergere elementi decisivi, perché gli investigatori ritengono ancora possibile la presenza di un complice che possa aver aiutato Rahmouni. Non è infatti passata inosservata una circostanza considerata poco coerente con un piano premeditato: il tunisino avrebbe lasciato il cellulare acceso, permettendo alle forze dell’ordine di individuarlo con estrema facilità e facendosi trovare in possesso di oggetti utili a risalire a lui. Una mossa che appare tutt’altro che scaltra e che apre due scenari: o si è trattato di una ingenuità da parte del ventiseienne, oppure della volontà di far ricadere su di sé ogni responsabilità, come se la scena fosse stata costruita per indirizzare le indagini verso una sola persona.
Restano quindi numerosi dubbi ancora da chiarire. Rahmouni, nei due interrogatori resi, ha parlato di un presunto giro di prostituzione maschile con uomini nordafricani che la vittima avrebbe frequentato. Secondo la sua versione, motivi etici e religiosi gli avrebbero impedito di accettare quella relazione e la pressione subita sarebbe sfociata in una violenza incontrollabile. Ma gli inquirenti, in attesa dei risultati tecnici e dei riscontri telefonici, non escludono affatto che dietro il delitto possa esserci una dinamica più complessa di quella finora emersa.

