Gli incontri, a ingresso libero, si sono svolti nell’Auditorium dell’Istituto di Istruzione Superiore “Enzo Ferrari”, trasformando la filosofia in un’occasione di confronto aperto tra studiosi, studenti, famiglie e cittadini sulle conseguenze concrete dell’innovazione tecnologica e sulle scelte che riguardano la vita delle persone.

Intelligenza artificiale e responsabilità: la riflessione di padre Paolo Benanti
Uno dei momenti centrali della prima giornata e della manifestazione è stato l’intervento di padre Paolo Benanti, francescano del Terzo Ordine Regolare, teologo e professore associato alla LUISS Guido Carli. Nell’incontro “Il potere computazionale: il volto reale del virtuale digitale”, moderato da Davide Monaco, direttore scientifico del Festival e docente di Filosofia teoretica all’Università degli Studi di Salerno, Benanti ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità delle persone e delle comunità nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Genere, tecnologie e identità: il confronto della giornata conclusiva
La seconda giornata ha approfondito le trasformazioni dell’identità e le implicazioni sociali delle tecnologie, confermando la vocazione interdisciplinare della manifestazione.
Delfina Malandrino, del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Salerno, e Valeria Giordano, del Dipartimento di Scienze Giuridiche dello stesso ateneo, sono intervenute sul tema “Genere e tecnologie. Tra stereotipi e nuove possibilità”, con la moderazione di Davide Monaco. Il confronto ha posto al centro le relazioni tra innovazione tecnologica, rappresentazioni di genere e possibilità di superare stereotipi e disuguaglianze, richiamando l’attenzione sui progetti di inclusione e sul contrasto al gender gap nelle discipline STEM.
Nel suo intervento, Amendola ha invitato a ripensare il rapporto tra generazioni, mettendo in discussione le certezze degli adulti e la presunzione di possedere già tutte le risposte alle domande poste dai giovani.«Abbiamo bisogno di capire le nuove generazioni, ma soprattutto abbiamo bisogno di smettere di credere che noi abbiamo già tutte le ricette, che abbiamo già visto tutto e sappiamo già tutto. Le giovani generazioni che si stanno muovendo adesso hanno attraversato la pandemia e la crisi economica e conoscono la guerra fin dalla nascita, come unico ambiente in cui sono cresciute. Dobbiamo essere capaci di disarmare le nostre parole e il nostro paternalismo, per poter capire che cosa esprimono i linguaggi che utilizzano e che cosa chiedono. Questo è l’esercizio che dobbiamo fare noi».
Una riflessione che ha richiamato la necessità di superare approcci paternalistici e di costruire un ascolto autentico delle nuove generazioni, riconoscendone le esperienze, i linguaggi e le domande. Il suo intervento ha completato il percorso del Festival, dedicato alle trasformazioni dell’identità e ai modi in cui le dinamiche sociali, culturali e tecnologiche contribuiscono a ridefinire i soggetti e le relazioni nella società contemporanea.
La filosofia come spazio aperto alla comunità
Con oltre 600 partecipanti complessivi, la prima edizione di IDEE Festival di Filosofia ha dato concretezza all’intento dei promotori di rendere la riflessione filosofica accessibile all’intera comunità, creando un dialogo tra il mondo accademico, le istituzioni formative e il territorio. Il riscontro del pubblico ha confermato l’interesse per un’iniziativa capace di portare temi complessi al centro di un confronto aperto, coinvolgendo cittadini, studenti, famiglie e studiosi.
«La grande partecipazione alle due giornate di IDEE Festival di Filosofia ci conferma che c’è bisogno di occasioni di incontro, ascolto e confronto capaci di coinvolgere tutta la comunità. Siamo particolarmente felici di aver visto tante persone, giovani e adulti, raccogliere l’invito a fermarsi e a riflettere insieme sulle trasformazioni del nostro tempo. La filosofia ci aiuta a guardare con stupore ciò che i ragazzi vivono ogni giorno, dall’intelligenza artificiale a Internet. Dobbiamo credere nei giovani e costruire con loro il futuro, perché la storia ha bisogno di sognatori».
Francesco Anzalone, direttore esecutivo, ha espresso soddisfazione per il risultato della prima edizione.
Al coordinamento scientifico hanno contribuito Fortunato Ricco, Aneta Molodowicz e Angelo Pierri, mentre Nadia Quaranta è stata responsabile dell’impostazione metodologica. La direzione artistica delle serate musicali è stata affidata all’avvocato Michele Toriello.
Hanno collaborato l’Istituto di Scienze Religiose San Matteo di Salerno e l’Inner Wheel Club Battipaglia. ASIS e Consorzio ASI Salerno sono stati partner sostenitori, Bottega Meristema supporter e Gruppo Stratego società benefit media partner.

