AUTISMO, LA STORIA DI LUDOVICA COME BUON ESEMPIO DALL’A.O.U. RUGGI DI SALERNO –

Quante storie potrebbero iniziare così, nel racconto di famiglie che si sono improvvisamente trovate davanti alla diagnosi di autismo. Storie fatte di domande, di timori, ma anche di scoperte inattese.

Oggi, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sull’autismo, la voce di questa mamma diventa simbolo di un percorso che, a Salerno, trova un punto di riferimento prezioso: l’approccio multidisciplinare offerto dall’unita operativa di neuropsichiatria infantile dell’Azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, che è anche centro di riferimento anche per l’ADHD. Quando Ludovica è arrivata al Ruggi, la sua famiglia portava con sé un carico di incertezze. «Avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a capire, senza giudicare», racconta la mamma. È qui che entra in gioco l’équipe multidisciplinare un mosaico di competenze che lavora in sinergia, costruendo per ogni bambino un percorso personalizzato. L’esperienza di Ludovica dimostra quanto la diagnosi precoce e l’intervento integrato possano cambiare la traiettoria di crescita di un bambino. Al Ruggi, la valutazione non si limita all’osservazione clinica: coinvolge la famiglia, la scuola, l’ambiente quotidiano. Ogni tassello diventa parte di un quadro più ampio. Nella giornata dedicata all’autismo, la storia di Ludovica e dell’unità di neuropsichiatria infantile del Ruggi,composta dai dirigenti medico Anna Rita Montesanto, Lucia Morcaldi, le psicologhe e psicoterapeute Daniela D’Elia e Luciana Guerriero ricorda che dietro ogni diagnosi c’è un potenziale da liberare. E che quando le istituzioni funzionano, quando la multidisciplinarità diventa realtà, le famiglie non si sentono più sole. Un messaggio che vale per tutti L’autismo non è una distanza: è un linguaggio diverso. E ogni bambino, come Ludovica, merita qualcuno che sappia ascoltarlo.

Autore dell'articolo: Monica Di Mauro