“Presidente Ciampa, faccia presto. I diritti umani non attendono oltre”. È l’appello lanciato dall’Associazione Radicale “Maurizio Provenza” SPES CONTRA SPEM, che ha inviato una richiesta di incontro urgente al presidente del Tribunale di Salerno, Giuseppe Ciampa, per denunciare le condizioni della Casa Circondariale di Fuorni.
Dopo la visita effettuata lo scorso 4 giugno insieme all’associazione “Nessuno Tocchi Caino”, i rappresentanti dell’associazione descrivono una situazione definita “inumana e degradante”: infiltrazioni d’acqua diffuse, locali fatiscenti, spazi igienici in condizioni critiche e un grave sovraffollamento, con celle che ospitano fino a sette o otto detenuti in pochi metri quadrati.
Secondo i firmatari dell’associazione radicale “Maurizio Provenza” Donato Salzano, Massimiliano FRANCO, Pancrazio CAPONETTO e gli avvocati Emiliano TORRE, Silverio SICA e Massimo TORRE alle difficoltà dei detenuti si sommano quelle del personale penitenziario, costretto a lavorare negli stessi ambienti, aggravati dalle elevate temperature estive. Per questo chiedono un confronto urgente con il presidente del Tribunale e il rilancio dei Consigli di Aiuto Sociale previsti dall’ordinamento penitenziario.
Fuorni si ripiega letteralmente su se stessa, in particolare la 1° sezione quella dedicata ai detenuti comuni (matti, poveri cristi, tossicodipendenti e migranti) è fuori da ogni ammissibile inimmaginabile tolleranza per luoghi destinati alla frequentazione umana. le pareti delle stanze e dei piccolissimi vani destinati al WC, e degli ambienti esterni per le docce, tutti interessati da copiose infiltrazioni di acqua al limite della resistenza strutturale e umana. A ciò si aggiunge l’aumento galoppante, da percentuale superiore alla media nazionale, del sovraffollamento nelle stanze che in pochissimi metri quadri vitali
Un allarme che si inserisce in un quadro nazionale già denunciato dal portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello. Nei giorni scorsi ha parlato di “seconda pena” causata dal caldo nelle carceri italiane, chiedendo interventi immediati per tutelare detenuti, soprattutto anziani e cardiopatici, e operatori penitenziari: più punti d’acqua, aree d’ombra, nebulizzatori e una diversa organizzazione dell’ora d’aria per fronteggiare l’emergenza climatica.

