DROGA E ARMI TRA ITALIA E CROAZIA, MAXI OPERAZIONE DELLA POLIZIA –

La Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato,  ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Le accuse a vario titolo, per i 23 indagati comprendono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, introduzione e detenzione di armi da guerra, lesioni personali, violenza privata, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e utilizzo illecito di dispositivi di comunicazione da parte di detenuti.

L’indagine, coordinata dalla Procura antimafia di Salerno e condotta dagli investigatori della Polizia di Stato, si è sviluppata attraverso intercettazioni, servizi di osservazione e attività investigative tradizionali. Fondamentale anche la cooperazione internazionale con la Croazia, realizzata con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia ed Eurojust.

Secondo gli investigatori, il gruppo criminale operava principalmente nelle piazze di spaccio di Sarno e Scafati, con collegamenti anche fuori regione. In particolare, è stata individuata una rete di distribuzione attiva in Sicilia che nel dicembre 2024 ha portato al sequestro di circa 80 chilogrammi di hashish nel Palermitano.

Le indagini come si legge in un comunicato firmato dal Procuratore della Repubblcia Raffaele Cantone hanno inoltre documentato traffici di armi da guerra, estorsioni ai danni di imprenditori e violente azioni intimidatorie finalizzate al controllo del territorio. Gli investigatori hanno ricostruito l’organigramma dell’organizzazione, evidenziando il ruolo di vertice di uno degli indagati che, pur detenuto, avrebbe continuato a impartire ordini agli affiliati in libertà, indicando gli imprenditori da taglieggiare e disponendo spedizioni punitive per il recupero del “pizzo” o per risolvere controversie legate allo spaccio.

Documentata anche una brutale aggressione in carcere ai danni di un detenuto, costretto con la violenza ad accogliere nella propria cella il capo del sodalizio, così da permettergli di comunicare più facilmente con l’esterno tramite un telefono cellulare.Tra le attività illecite contestate figura anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso la creazione di falsi rapporti di lavoro. Sarebbero state presentate oltre mille richieste di nulla osta tramite il sistema del cosiddetto “click day” del Ministero dell’Interno.

L’inchiesta ha inoltre consentito di individuare uno dei canali di approvvigionamento delle armi. Uno degli indagati era stato arrestato in flagranza mentre trasportava numerose armi, tra cui fucili d’assalto AK47 acquistati in Croazia. Contestualmente, a Zagabria, le autorità croate hanno eseguito un mandato di arresto europeo nei confronti del cittadino croato ritenuto il fornitore dell’arsenale sequestrato nell’aprile 2024 al confine italo-sloveno, nei pressi di Gorizia. In quel1’occasione, gli investigatori della Polizia di Stato, all’esito di un lungo servizio di osservazione e pedinamento, erano riusciti ad arrestare il cittadino italiano incaricato di trasportare le armi fino a Sarno, bloccando l’auto appena attraversato il confine italo-sloveno.

Autore dell'articolo: Redazione