ECONOMIA, DAL COMMERCIO SEGNALI DI RIPRESA

Il tessuto imprenditoriale della provincia di Salerno, nel primo semestre del 2015, continua a mostrare i segnali di ripresa già registrati nello stesso periodo dell’anno scorso. Sale a 401 il saldo di natimortalità tra imprese iscritte e cessate nei primi sei mesi dell’anno, che si traduce in un tasso di crescita del +0,3%, in linea con la media Italia e leggermente superiore anche a quello del 2014 (+0,2%). Da ricordare che il bilancio demografico semestrale della provincia relativo agli anni antecedenti al 2014 presentava il segno meno. A determinare il risultato attuale è la performance fatta registrare nel corso del II trimestre, da sempre migliore di quella del periodo gennaio-marzo che risente dell’accumularsi delle cancellazioni riferite al periodo finale dell’anno precedente. Il tasso di crescita dei mesi aprile-giugno 2015 segna +0,6%, che si traduce in un saldo tra iscrizioni e cessazioni di ben 706 imprese. Questo, in sintesi, è quanto emerge dalle elaborazioni dei dati Infocamere effettuate dall’Osservatorio Economico provinciale della Camera di Commercio di Salerno.Crescono le società di capitale rispetto a tutte le altre forme giuridiche. Continua l’assottigliamento del numero delle imprese individuali che comunque restano la forma preferita scelta dai neo imprenditori, mentre si riduce il ricorso alle società di persone che registrano un tasso di crescita prossimo allo zero.Dall’analisi dei numeri infatti è evidente il significativo saldo di natimortalità delle società di capitali, ben 865, con 1292 nuove iscrizioni, che portano il tasso di crescita al 3,5%, superiore anche a quello fatto registrare l’anno precedente.Per le società di persone si rileva una differenza di mezzo punto percentuale tra il tasso di crescita 2015 e quello 2014 , che passa dallo 0,6% allo 0,1%.La scelta di forme più strutturate di società è molto probabilmente conseguenza delle recenti riforme in tema di capitale sociale delle società a responsabilità limitata.Discorso diverso per le imprese individuali che, nonostante presentino un tasso di crescita negativo (-0,8%), leggermente meno intenso del 2014 (-1,1%), continuano ad essere ampiamente preferite dagli imprenditori agricoli, del commercio e delle attività di ristorazione e bar.Nei primi sei mesi dell’anno in corso, i settori che presentano la migliore dinamica imprenditoriale sono le attività di alloggio e ristorazione che segnano un +1,9% di variazione nello stock di imprese registrate. Nello stesso periodo dell’anno precedente si fermarono a +1,5%. Tale settore è da sempre caratterizzato da una forte componente giovanile che cerca nell’autoimprenditorialità la soluzione allo stallo del mercato del lavoro.Il commercio rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno scorso e continua a rappresentare il settore di gran lunga più numeroso della provincia, con più di 36mila imprese che corrispondono a quasi il 31% del totale imprese registrate. Anche il settore costruzioni che rappresenta l’11,3% delle imprese provinciali, riporta una variazione positiva, se pur modesta, del proprio stock di registrate (+0,1%); nel primo semestre del 2014 era ancora in valore negativo (-0,2%).Segnali positivi dal comparto agricolo che dimezza le perdite registrate nei primi sei mesi dell’anno scorso quando segnava una variazione dello stock del -2,9%. A giugno 2015 la variazione è del -1,4% e con 17.349 imprese, corrispondenti al 14,6% del totale, rappresenta ancora il secondo settore della provincia per numero di imprese registrate.Per quel che riguarda la dinamica delle “nuove imprese”, individuate attraverso l’assegnazione dell’attività in base alla codifica dichiarata ai fini Iva, si conferma la vocazione commerciale del territorio salernitano con una percentuale del 38% sul totale delle nuove iscrizioni al registro imprese nel primo semestre dell’anno in corso, a cui però corrisponde quasi il 37% di cessazioni nello stesso periodo. Il settore turistico rappresenta il secondo settore più numerose delle nuove imprese con il 12,5% di iscritte (9,3% le cancellate), mentre le attività agricole presentano una percentuale di cessazioni (17,8%) superiore alle iscrizioni (12,1%); stessa dinamica per le costruzioni anche se in maniera più limitata (11,1% contro 10,6%).

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Author: Marcello Festa

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