FP CGIL, NO ALLA SOSPENSIONE GUARDIA RADIOLOGICA NOTTURNA ALL’OSPEDALE DI OLIVETO CITRA

La FP CGIL Salerno ha richiesto un incontro urgente alla Direttore Generale e Sanitario dell’Asl Salerno, con una nota indirizzata per conoscenza pure alla Deputazione Regionale e Nazionale della Provincia di Salerno e ai Sindaci dei territori dell’Alto e Medio Sele, Tanagro, Alta Irpinia e Alburni, stante l’allarme sociale creatosi a causa dell’ulteriore aggravamento della carenza di personale medico di Radiologia che ha fatto ridurre a 3 i radiologi presso il Presidio Ospedaliero di Oliveto Citra, e stante la necessità di coinvolgere i sindacati prima di ri-organizzare i servizi.

Una carenza – denunciano Antonio Capezzuto e Massimiliano Voza, rispettivamente segretario generale e coordinatore Medici FP CGIL – già nota da molti mesi all’ASL Salerno – in dipendenza delle preventive comunicazioni del personale dimessosi -, e, in seguito alla quale, alcuni Sevizi di Radiologia saranno assicurati solo sulle 12 ore diurne, e non già sulle 24 ore, come necessario e previsto dalla normativa vigente>.

La Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Oliveto Citra ha comunicato alla Centrale Operativa 118 che a decorrere dal 13 maggio c.a., nella fascia oraria notturna (ore 20:00-08:00) di tutti i giorni, non sarà presente il Medico radiologo né in guardia attiva, né attivabile in reperibilità, bensì sarà presente solo un Tecnico sanitario di radiologia medica per la mera telegestione delle immagini per gli esami RX convenzionali e Tac senza mezzo di contrasto endovena. Pertanto, nella fascia oraria notturna non sarà possibile gestire pazienti – ad alto rischio di mortalità – con traumi maggiori (rottura di organi interni o vasi ecc) o con patologie cerebro-vascolari (emorragia cerebrale ecc) della “Rete trauma” e “Rete stroke”, evidentemente, col fine di evitarne l’accesso in P.S. tramite il servizio “118” e quindi di depotenziarne l’attività.

Per giunta – rilanciano i 2 sindacalisti –  non sarà possibile gestire neanche i pazienti rientranti nelle predette reti che giungeranno con mezzi propri al P.S. o che sono già degenti nel presidio, o quelli necessitanti di diagnosi di Dissezione aortica o l’Embolia polmonare, mediante iniezione di mezzo di contrasto.

Insomma, se da una parte si limitano pericolosamente le possibilità diagnostiche in Emergenza/Urgenza nelle ore notturne, con prevedibile aumento di errori diagnostici e del tempo di diagnosi, con incremento esponenziale di conseguenze nefaste per i pazienti e per gli operatori sanitari per l’intensificazione di stress lavorativo e possibili conseguenze medico legali, dall’altra si pregiudica il futuro del presidio e quindi del territorio di afferenza (che subirebbe ulteriori tagli ai servizi, nonostante le caratteristiche oro-geografiche che per loro natura non dovrebbero prevedere ulteriori ritardi nei soccorsi!). Ciò sia per la paventata diminuzione di accessi al P.S. che, invece, andrebbe implementata dall’ASL con un provvedimento ad hoc che preveda la redistribuzione dei pazienti da zone super congestionate alle zone più periferiche della provincia, al fine mantenere la soglia di accessi in numero superiore a quella prevista di 20.000, a pena di chiusura dei P.S. periferici, e sia per la prevedibile fuga di operatori sanitari (che aggraverà ulteriormente la carenza che vivono i  centri periferici), sottoposti a condizione di maggior disagio lavorativo. Vieppiù, tale riorganizzazione, incrementerà la congestione dei P.S. degli Hub già a rischio collasso>.

Un provvedimento – precisano i 2 sindacalisti – che, seppure adottato a seguito di una prevista (ma non affrontata!) carenza di personale medico di radiologia (che, peraltro, non riguarda tutta l’ASL!), si presenta come la “palla al balzo” utile, ancorché a rispondere alla prevista e si spera temporanea carenza di personale, a sepimentare un nuovo mantra di ingegneria gestionale che noi si vuole scongiurare: la telemedicina nella periferia della provincia non come strumento per ampliare l’offerta sanitaria, ma come strumento per risparmiare… sulle teste. Degli operatori, e quindi dei cittadini!

Per questo chiediamo conto dei percorsi esperiti finora per evitare tale situazione, e ci batteremo affinché il presidio di Oliveto Citra non diventi il laboratorio, lontano dai clamori della città, per sperimentare risparmi sulla pelle di lavoratori e cittadini, soprattutto, perché l’ASL Salerno non ha ancora predisposto un servizio di trasposto infermi interno per sopperire in sicurezza alla bisogna.

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Barbara Albero