LA CONSULTA BOCCIA DE LUCA E DE MAGISTRIS

E’ stato reso noto poco fa il verdetto della Corte Costituzionale in merito ai casi De Luca e De Magistris relativi all’applicabilità o meno nei confronti del Governatore della Campania e del Sindaco di Napoli della Legge Severino. La Consulta ha rigettato la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tar della Campania.
La pronuncia di rigetto da parte della Corte, tra gli alti rappresentanti delle istituzioni in Campania non riguarda solo De Magistris ma anche il presidente della Regione Vincenzo De Luca, protagonista di un caso analogo. Lo scorso gennaio De Luca, all’epoca sindaco di Salerno, è stato condannato in primo grado a un anno per abuso d’ufficio in un’inchiesta sulla realizzazione di un termovalorizzatore. Decaduto per alcuni giorni dall’incarico di sindaco in base alla Severino, aveva poi presentato ricorso al Tar contro la sospensione e i giudici amministrativi gli avevano dato ragione, reintegrandolo, in attesa di una pronuncia definitiva della Corte Costituzionale. Lo stesso De Luca era stato poi eletto in primavera col Pd alla presidenza della Regione. La legge Severino, entrata in vigore alla fine del 2012, disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici eletti e impone «l’immediata sospensione dall’incarico su richiesta del prefetto e del ministero dell’Interno per un periodo di almeno 18 mesi» nei confronti degli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado per una serie di reati, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione.
La Consulta ha preso questa decisione dopo una breve camera di consiglio. La questione dichiarata «non fondata» riguardava l’articolo 11 del decreto legislativo, entrato in vigore nel gennaio 2013, con cui si prevedeva l’«applicabilità retroattiva» della norma che stabilisce la sospensione, per 18 mesi, di sindaci, assessori, presidenti o consiglieri provinciali, condannati con sentenza non definitiva.

Autore dell'articolo: Nicola Roberto