‘NDRANGHETA, IN MANETTE AVVOCATO SALERNITANO

Doppio colpo contro le cosche della ‘ndrangheta in Calabria. Nel reggino una vasta operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria per l’esecuzione di provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di numerose persone accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di beni.

L’operazione ha colpito il “mandamento” centro della ‘Ndrangheta.

La Polizia di Stato sta invece eseguendo un’operazione per l’esecuzione di 17 misure cautelari a carico di altrettante persone appartenenti o vicini alla cosca di ‘ndrangheta dei Forastefano, le cui attività criminali sono concentrate nella Sibaritide. I reati contestati alle persone coinvolte nell’operazione sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio di denaro, estorsione e intestazione fittizia di beni. Eseguiti alcuni sequestri di società e imprese.

A Reggio Calabria sono 28, di cui 25 in carcere e tre ai domiciliari, le persone arrestate nell’operazione “Metameria” coordinata della Dda. Associazione di tipo mafioso, estorsioni, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni e valori aggravato dall’agevolazione mafiosa sono i reati contestati dai pm Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Giovanni Calamita ai boss e ai gregari delle principali cosche del mandamento centro. L’inchiesta ha avuto origine dalle indagini avviate all’indomani della scarcerazione di Filippo Barreca, boss della cosca operante nel quartiere di Pellaro e Bocale. Barreca, finito ai domiciliari, è tornato sul proprio territorio e ha ripreso il ruolo di vertice assumendo la responsabilità del gruppo per la finalizzazione delle attività illecite, curando anche i rapporti con gli imprenditori collusi, ordinando atti intimidatori e ritorsioni in danno di commercianti ed imprenditori inadempienti alle richieste estorsive.
Inoltre, si è occupato del mantenimento degli appartenenti alla cosca detenuti, ha impartito ordini e dato
indicazioni riuscendo anche ad eludere le prescrizioni di detenzione domiciliare, pianificando l’esecuzione, le esazioni e la distribuzione dei proventi estorsivi. Dda e carabinieri sono riusciti a censire i rapporti di cointeressenza criminale della ‘ndrangheta di Pellaro con i vertici delle maggiori articolazioni della ‘ndrangheta reggina quali i Labate, gli “arcoti” Condello e De Stefano, le famiglie di ‘ndrangheta di Santa Caterina e dei Ficara-Latella di Croce Valanidi. Oltre a Barreca e agli esponenti del suo clan, infatti, tra gli arrestati c’è Demetrio Condello, ritenuto reggente della cosca di Archi, e Giandomenico Condello. Nell’inchiesta è indagato
anche il boss Carmine De Stefano, figlio del defunto “mammasantissima” don Paolino De Stefano.

Nel cosentino, le indagini nei confronti della cosca di ‘ndrangheta Forastefano, che hanno portato all’arresto di 17 persone nella Sibaritide, sono durate tre anni e sono state condotte dalla squadra mobile di Cosenza, guidata dal vicequestore Fabio Catalano e dal Servizio centrale operativo della polizia, e dirette dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm antimafia Alessandro Riello.
Le persone finite in carcere sono 10, mentre altre 7 sono state poste ai domiciliari. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta anche un commercialista ed un noto avvocato capaccese, Giuseppe Bisantis, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per il gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro firmataria dell’ordinanza, Paola Ciriaco, il legale salernitano, pur non essendo inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione mafiosa, “ha fornito tuttavia un concreto, consapevole e volontario contributo per la conservazione e il rafforzamento delle capacità organizzative del clan”.

Bisantis, presentato ai capi dell’associazione da Luca Laino, avrebbe assunto il ruolo di legale dell’associazione, con un ruolo centrale nella perpetrazione delle truffe nel settore agricolo. Secondo gli inquirenti, infatti, dal mese di dicembre 2018, avrebbe pianificato la strategia da adottare per sottrarsi, in maniera fraudolenta, al pagamento delle fatture emesse dall’Alma S.p.a. per il servizio di somministrazione lavoro, finendo con citare in giudizio l’agenzia interinale ed avanzare una richiesta di risarcimento danni in nome e per conto dell’Azienda agricola Talarico Luca, pretestuosamente, motivata sulla scorta di millantati danni arrecati alle colture dell’incompetenza tecnica degli operai somministrati, avendo però sempre come obiettivo primario quello di porre Talarico al riparo da possibili conseguenze penali, come espressamente richiestogli dallo stesso boss Pasquale Forastefano.

Autore dell'articolo: Redazione