“OSPEDALE A CASA”, DUE ANNI DI CURE DOMICILIARI CON AIL PER I PAZIENTI EMATOLOGICI –

Donare assistenza domiciliare, strumenti, servizi e ricerca significa contribuire concretamente a una sanità più vicina ai pazienti. È il messaggio emerso questa mattina all’ospedale Ruggi d’Aragona  di Salerno nel corso dell’evento promosso dalla sezione AIL Marco Tulimieri di Salerno dedicato al progetto “Ospedale a Casa”.

A due anni dall’avvio del programma di continuità assistenziale ematologica e psico-sociale, un convegno nell’Aula Scozia ha fatto il punto sui risultati raggiunti grazie ad un modello di assistenza che consente ai pazienti di ricevere cure e supporto direttamente al proprio domicilio.

I numeri raccontano l’impegno portato avanti da maggio 2024 a maggio 2026: circa 1500 prestazioni domiciliari effettuate, 18 pazienti presi in carico, 21 volontari coinvolti e oltre 1280 accompagnamenti garantiti. Un’attività resa possibile anche grazie agli investimenti sostenuti da AIL Salerno, che ad oggi ha destinato al progetto circa 105 mila euro, su un impegno complessivo di 180 mila euro.

Un momento di confronto quello di questa mattina tra istituzioni, personale sanitario, volontari, caregiver e pazienti, che hanno portato le proprie testimonianze raccontando l’importanza di poter affrontare le terapie in un contesto familiare, con benefici concreti sulla qualità della vita.

L’iniziativa dell’Ail sezione Marco Tulimieri di Salerno  sostiene l’Unità Operativa Complessa di Ematologia e il Centro Trapianti di Midollo del Ruggi di Salerno con l’obiettivo di migliorare qualità delle cure, innovazione assistenziale, ricerca e benessere dei pazienti.

Tra gli interventi, quelli del direttore dell’Ematologia e Centro Trapianti del Ruggi, Carmine Selleri, della dottoressa Bianca Serio Specialista in ematologia e responsabile Centro Trapianti,  della dottoressa Bianca Cuffa responsabile Dh UOC Ematologia, della presidente AIL Salerno Elvira Tulimieri e dei rappresentanti dell’Università di Salerno, che hanno ribadito la necessità di rafforzare una rete di assistenza sempre più vicina ai bisogni dei malati ematologici.

Autore dell'articolo: Barbara Albero