SALERNITANA: A VERONA ARRIVA LA VITTORIA DEL CUORE

La Salernitana torna ad espugnare il Bentegodi dopo ventiquattro anni sotto gli occhi di una cinquantina di irriducibili tifosi granata e del capitano di mille battaglie, Roberto Breda, presente in tribuna dove, invece, non c’era lo stato maggiore della dirigenza. Tra calciatori appena usciti dalla quarantena ed altri precettati dalla primavera, Stefano Colantuono riesce a far fronte all’emergenza che, in verità, aveva colpito anche il Verona. Tudor ha, però, più alternative a disposizione e, soprattutto, la sua squadra non è reduce da tre settimane di stop forzato come, invece, la Salernitana. I granata hanno risorse limitate, ma sono ben disposti in campo dove interpretano la partita che compete a chi non può andare a mille all’ora per novanta minuti. Il Verona lo sa ed alza subito i ritmi, ma riesce più che altro a collezionare corner in serie mentre non trova mai la profondità per Simeone e Lasagna, inglobati dalla linea difensiva granata che alza un muro nei pressi dell’area di rigore. Bassa, corta e compatta, la Salernitana sa che per scalare la montagna deve aggrapparsi ai centimetri di Djuric che di testa può ripulire qualche pallone per gli scatti di Gondo. Succede più o meno questo poco prima della mezzora. Il bosniaco vince uno dei tanti duelli aerei della sua partita e Gondo ruba il tempo a Gunter che lo atterra in area. Per Dionisi, sempre più fischietto portafortuna granata, il rigore è netto e sul terreno ghiacciato del Bentegodi Djuric rischia di perdere l’appoggio proprio al momento della battuta. Il sinistro scricchiola, ma il destro è forte e secco e finisce la sua corsa sotto la traversa. Forte e disperato insieme, quel tiro è come un grido che rompe settimane di silenzi e paure che la Salernitana si sta lasciando alle spalle insieme al covid ed alla quarantena. Un gol che fa pensare ad un nuovo inizio, proprio in una città spesso fatale e maledetta per i colori granata. Il Verona sbuffa, sorpreso e stizzito dall’imprevisto di cui non c’era traccia nel copione di una partita che aveva un pronostico scontato, quasi chiuso, e che ora diventa una storia dalla trama misteriosa. Il primo tempo finisce con i granata in vantaggio. Nella ripresa il Verona carica a testa bassa, ma la porta di Belec resta salva. Quando Gondo pennella per Zortea che fallisce col sinistro l’occasione del raddoppio, la naturale conseguenza sembra essere l’immancabile gol beffa del Verona che, infatti, arriva puntuale. Lo segna Lazovic, al suo primo acuto stagionale. La Salernitana incassa, ma non trema. La temperatura è sotto zero, ma il cuore della squadra granata è più che mai caldo. Dionisi punisce un mani di Caprari tra le proteste dei veronesi, Kastanos vede uno spiraglio oltre la barriera e dipinge col sinistro una traiettoria che è una rima baciata che accarezza pure la spalla di Lasagna prima di finire sotto la traversa. E’ la prima volta in A del cipriota che rischia le gambe per l’entrata in scivolata di Fiorillo che lo falcia mentre corre ad esultare con i compagni. Il finale serve a rendere più avvincente la trama di una partita che sembra non voler finire mai. Gagliolo giganteggia, Delli Carri non lascia passare nemmeno l’aria dalle sue parti, mentre Bonazzoli e Capezzi portano il pallone a spasso, quasi come volessero scacciare le ansie e le paure di sei mesi vissuti senza certezze. Quelle che ora la Salernitana pare aver ritrovato tutte insieme. E per una sera non vale neanche la pena guardare la classifica.

Autore dell'articolo: Nicola Roberto