SALERNITANA: SENZA OBIETTIVI, L’ALLENATORE E’ UN DETTAGLIO

Emerge qualche retroscena dell’addio tra la Salernitana e Gian Piero Ventura. Il tecnico ligure avrebbe voluto proseguire la sua esperienza in granata, ma chiedeva garanzie nell’allestimento della rosa. Ventura avrebbe voluto la conferma di alcuni elementi che erano in prestito dalla Lazio, su tutti Lombardi e Dziczek, e l’acquisto di calciatori di maggiore affidabilità nel reparto arretrato e funzionali al passaggio stabile al 4-4-2. Anche a centrocampo ed in attacco Ventura aveva chiesto innesti in grado di alzare il livello della rosa per poter puntare in alto. Non c’è stata sintonia sui programmi e così Ventura ha tolto il disturbo senza aspettare i classici passaggi formali, come, ad esempio, l’incontro con Lotito che non c’è stato e non ci sarà neanche in futuro. Ed ora è proprio il futuro della Salernitana l’argomento centrale di questo agosto anomalo. Lotito è preso da mille impegni ed atteso dalle vacanze a Cortina da dove seguirà gli sviluppi della vicenda allenatore. Insieme a Marco Mezzaroma, il poliedrico imprenditore romano dovrà prima di tutto analizzare la questione Salerno: i due patron dovrebbero, infatti, in prima battuta decidere cosa fare da grandi o, se si vuole girare la frittata, decidere se permettere a Salerno di crescere e di nutrire ambizioni da grande e non solo con riferimento alla categoria. Si può essere felici e soddisfatti della propria squadra in B o in C, a patto che ci sia da parte della società la costante, quotidiana dimostrazione che si facciano le cose con l’esclusivo intento di migliorare sempre e comunque. Ed invece, specie da quando è stata riconquistata la serie cadetta, a Salerno si vivacchia, si tira a campare. Nessuno si offenda, per carità. Sono i fatti, è la cronaca di un quinquennio per nulla epico o glorioso, fatto di stenti e sofferenze, di pezze a colori e di ribaltoni tecnici, di tanti, troppi volti e nomi passati per Salerno senza lasciare traccia. Da anni Lotito e Mezzaroma hanno affidato ad Angelo Fabiani il mandato di tenere la barra dritta, verso un orizzonte che resta oscuro ai più. Sarebbe ora che i patron e l’esperto dirigente si interrogassero seriamente sulla questione: Salerno, secondo loro, merita di vivere ancora nel limbo oppure può aspirare a qualcosa di meglio? Per quanto divisa, spaccata, la piazza pare essere trasversalmente attraversata da un senso di amarezza, sdegno, delusione, sfiducia verso una proprietà che ha tradito ancora una volta e che non può pensare che un ottavo posto sarebbe bastato ad assolverla dai suoi peccati. Occorre di più, anzi occorre altro. Nuovi stimoli, nuovi obiettivi, anche nuovi volti. La multiproprietà non aiuta a crescere, ma garantisce, al massimo, una sorta di quieta sopravvivenza, senza gusto, senza sapore, senza emozione. Quello per cui un tifoso va allo stadio a seguire la sua squadra del cuore. Ed in fondo il divario incolmabile è proprio questo: il cuore della gente, da una parte, la ragione, il freddo calcolo, di chi gestisce la cosa granata, dall’altra. Ora è il momento di scelte che sono prioritarie rispetto a quelle meramente tecniche. Che sieda questo o quel tecnico sulla panca granata, francamente, ora come ora, conta zero se prima non sarà stata risolta la questione principale: cosa sarà della Salernitana? Ai patron il compito di sciogliere i nodi, di togliere, se vorranno, l’ancora e di permettere alla barca di esplorare la vastità del mare in cerca di un orizzonte nuovo.

Autore dell'articolo: Nicola Roberto

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