SIMONE, IL MILITARE CHE AMAVA TORNARE NELLA SUA SALERNO

In zona orientale e precisamente nel quartiere Europa, questa mattina, regna il silenzio. Un silenzio consapevole, rispettoso, quasi solidale con la famiglia Ruggia che sta affrontando i momenti più dolorosi e duri per la scomparsa di Simone: figlio di Salerno, nato e cresciuto in quella zona est e che da più di 8 anni aveva scelto un amore più grande: servire la Patria. Ma non aveva mai dimenticato Salerno, anzi appena possibile ritornava a casa.  Era solare, generoso, sempre pronto ad aiutare gli altri. Un amico vero, con un legame profondo con la sua città. È il ricordo di Simone Ruggia, una delle quattro vittime dell’incidente aereo avvenuto in Bosnia, dove un elicottero militare è precipitato nei pressi di Brčko, nel nord-est del Paese. Sergente dell’Aviazione dell’Esercito, Simone prestava servizio al primo reggimento Antares di Viterbo. Aveva lasciato Salerno nel 2011, ma non aveva mai interrotto il rapporto con la sua città e con gli amici di sempre. A raccontare chi era Simone è soprattutto il ricordo di chi con lui ha condiviso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Per gli amici era semplicemente «Friccolo», il soprannome che lo accompagnava fin da ragazzino. «Per me e per il nostro gruppo era semplicemente Friccolo – racconta Andrea Mattei, amico d’infanzia –. Un nomignolo nato dal nulla e rimasto da allora legato alla sua splendida persona. Siamo cresciuti insieme, eravamo inseparabili. Frequentavamo due scuole diverse, ma quando marinavamo le lezioni trascorrevamo le mattinate insieme». Un’amicizia mai interrotta, nonostante la distanza. Ogni volta che Simone tornava a Salerno, il gruppo si ritrovava. E proprio durante le prossime festività natalizie gli amici speravano di poterlo riabbracciare ancora una volta. «Era una persona perbene, un amico caro che sentivo sempre con piacere – prosegue Mattei –. A maggio si era sposato con Chiara. Sicuramente a Natale ci saremmo incontrati di nuovo tutti insieme». Una vita costruita lontano dalla città d’origine, dunque, ma con le radici sempre ben salde a Salerno. Qui vivono ancora la mamma Gina, la sorella Ilenia e i suoi due nipoti. Qui Simone tornava per ritrovare gli affetti familiari e quel gruppo di amici che non aveva mai smesso di considerarlo uno di loro. Aveva 36 anni e il prossimo 21 febbraio ne avrebbe compiuti 37. Una vita ancora piena di progetti, segnata anche dal matrimonio celebrato pochi mesi fa, spezzata improvvisamente nell’incidente in Bosnia. A lanciare un messaggio – a margine di un convegno – anche l’arcivescovo della diocesi di Salerno-Campagna- Acerno, monsignor Andrea Bellandi. A Salerno resta il dolore di una famiglia, il vuoto lasciato tra gli amici di sempre e il ricordo di un ragazzo che, anche vivendo lontano, non aveva mai smesso di sentirsi a casa nella sua città. Per tutti continuerà a essere Friccolo.

 

Autore dell'articolo: Brigida Vicinanza