È una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per le gravi carenze nella gestione di un caso di violenza domestica e sessuale denunciato da una donna di 42 anni, residente nel Salernitano.
Un caso nel quale ha avuto un ruolo determinante anche l’avvocato salernitano Michele Tedesco, difensore della vittima nel procedimento penale. Dopo una richiesta di archiviazione presentata nel 2021, il fascicolo è stato riaperto grazie alle iniziative della difesa, fino alla condanna dell’ex compagno a quattro anni e sei mesi di reclusione pronunciata dal Tribunale di Benevento.
Pochi giorni dopo è arrivata anche la decisione della Corte di Strasburgo, che ha accertato la violazione degli articoli 3 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Secondo i giudici, le indagini non sono state tempestive, approfondite né efficaci e i ritardi hanno compromesso la tutela della donna e dei suoi due figli minori.
Durissimo anche il giudizio sulla richiesta di archiviazione iniziale, Le ragioni addotte dal pubblico ministero per l’interruzione del procedimento penale riflettevano una cultura sessista e stereotipata che doveva essere evitata nelle aule di tribunale della magistratura nazionale, incompatibile con gli obblighi dello Stato di proteggere le vittime di violenza.
La Corte ha inoltre evidenziato che le autorità non hanno compreso la complessità della violenza domestica e non hanno adottato misure di protezione adeguate. Madre e figli sono rimasti in una casa rifugio per oltre tre anni, una situazione che, secondo Strasburgo, ha limitato i loro diritti senza che fossero valutate soluzioni alternative o verificata la proporzionalità della misura. Accuse di violenza domestica ignorate, il che ha aggravato e prolungato la sua sofferenza, nonché la sua percezione della violenza subita. Censurati anche i tempi del procedimento davanti al Tribunale per i minorenni: la revoca della responsabilità genitoriale è arrivata solo dopo tre anni, prolungando l’incertezza riguardo alla natura del rapporto del presunto autore del reato con i suoi figli, determinando una mancata valutazione dell’impatto della permanenza dei bambini nell’accoglienza aggravando le conseguenze psicologiche sui bambini. Una doppia pronuncia, quella del Tribunale di Benevento e della Corte Europea, che rappresenta come ha dichiarato l’avvocato penalista Michele Tedesco una vittoria per la vittima ma anche un forte richiamo all’Italia: i casi di violenza di genere devono essere affrontati con rapidità, competenza e senza pregiudizi.

