Un ripascimento che avrebbe potuto cambiare per sempre il volto della spiaggia di Cetara. Ma non in senso positivo come ipotizzava il sindaco Roberto Fortunato Della Monica. Per la Procura di Salerno i lavori avrebbero provocato danni irreparabili. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato la sequestrare il materiale di cava già depositato sull’arenile di Largo Marina. Secondo gli accertamenti, quei sedimenti – destinati ai lavori di ampliamento della spiaggia – sarebbero risultati incompatibili con la sabbia naturale, al punto da poter provocare danni irreversibili all’ecosistema marino e alla stessa fruibilità della costa.
Il sequestro, disposto lo scorso 10 giugno, rientra in una più ampia attività investigativa avviata dopo le verifiche della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Salerno sui lavori di riqualificazione dell’area portuale. Le analisi dell’ARPAC e dei consulenti tecnici nominati dalla Procura hanno evidenziato una marcata difformità tra il materiale di cava e quello nativo: colore più chiaro, granulometria diversa, presenza di frammenti litici subangolosi e materiale fine facilmente dispersibile.
Secondo gli esperti, queste caratteristiche non rappresentano solo un problema estetico: potrebbero alterare l’equilibrio dell’arenile, favorire fenomeni di compattazione e cementificazione e modificare la naturale evoluzione della spiaggia. Un rischio particolarmente rilevante in un tratto di costa – quello amalfitano – riconosciuto per il suo altissimo valore paesaggistico e ambientale. E qui, l’inchiesta si intreccia inevitabilmente con quanto sta accadendo anche per il ripascimento di Salerno. Stessa azienda, stesso fenomeno, ovvero la cementificazione. Ma qui non c’è ancora un’inchiesta, solo l’interdizione e la sospensione dei lavori. Una questione sulla quale nel pomeriggio, il sindaco Vincenzo De Luca ha chiesto di incontrarsi con l’azienda per trovare una soluzione e che consenta di rendere fruibili le spiagge. Ma dopo quanto accaduto a Cetara, c’è il rischio che la procura possa intervenire anche a Salerno.
A Cetara la Procura ipotizza reati in materia di tutela paesaggistico‑ambientale, tra cui la distruzione o il deturpamento di bellezze naturali e violazioni della normativa paesaggistica. Il decreto di sequestro è stato convalidato dal GIP, che ha riconosciuto il fumus boni iuris e il periculum in mora per le ipotesi di reato contestate.

Autore dell'articolo: Redazione