Spostare ai primi di settembre la prossima edizione del Pitti Pizza & Friends: siamo pienamente d’accordo con il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Dopo aver visitato di persona l’iniziativa in Piazza della Libertà, il primo cittadino ha constatato che l’idea era buona… peccato per il dettaglio non trascurabile delle presenze. E siccome siamo stati probabilmente l’unica voce critica – quella che ha osato dire che forse, ma proprio forse, qualcosa si poteva migliorare – ci permettiamo di aggiungere un paio di correttivi. Nulla di rivoluzionario, solo buon senso.
Il primo punto è il biglietto a pagamento. Venti euro per mangiare una pizza in piedi, per di più senza poter scegliere quale, è una cifra che fa riflettere. E giustificare il prezzo con la possibilità di assistere ai concerti è una scusa. I cantanti più interessanti erano concentrati negli ultimi due giorni, e a orari tali che chi entrava nella prima serata avrebbe dovuto resistere al caldo come un gladiatore moderno.
Non sarebbe più logico – e anche più elegante – se proprio l’iniziativa deve durate 6 giorni che sono tanti, concedere ingresso libero nei primi giorni, valorizzando le voci emergenti, e far pagare solo chi vuole davvero mangiare la pizza? Così, giusto per evitare che la città venga paralizzata per un evento che nei primi tre giorni ha registrato al massimo cento presenze. Cento: praticamente una cena di condominio, ma con più transenne.
A proposito di guadagni: l’unico vero beneficiario sembra essere stato il Comune, che ha fatto pagare agli organizzatori i posti auto lasciati liberi, visto che il parcheggio sotto Piazza non può essere utilizzato per motivi di sicurezza.
E poi c’è la questione dell’area privé. Una zona riservata a VIP non meglio identificati, che ha trasformato la festa della pizza in una versione gastronomica del “noi e loro”. Da un lato i cittadini di serie B, in piedi al caldo con il biglietto in mano; dall’altro i cittadini di serie A, seduti comodi, serviti e riveriti, che non hanno pagato oppure sponsor della festa.
La pizza non è una livella, d’accordo. Ma è pur sempre un cibo che ha unito popoli, ceti sociali e mondi diversi. Inventata per una regina, diventata patrimonio di tutti: non trasformiamola in un passaporto per entrare in un privé.

