Accessibilità alimentare e lotta agli sprechi, la visione dell’agrifood nel podcast Finagricola
Nella quinta puntata della podcast series “Una Storia di Qualità” il confronto tra impresa, agricoltura e informazione. Domenico Catapano: «La sfida è fare in modo che il cibo buono e sano non diventi un bene di lusso»
Qualità sì, ma non per pochi. Rendere il cibo buono, sano e sostenibile accessibile a un numero sempre maggiore di persone è una delle sfide decisive per il futuro dell’agrifood. È da questo tema che prende le mosse la quinta puntata di “Una Storia di Qualità”, il podcast promosso da Finagricola e dedicato alle trasformazioni che stanno ridisegnando il rapporto tra produzione agricola, consumatori e territorio.
Dopo qualità, tracciabilità, innovazione e sostenibilità, il nuovo episodio mette al centro la “Visione”: la capacità delle imprese di anticipare i cambiamenti, interpretare i nuovi bisogni e coniugare competitività, tutela delle risorse e accessibilità alimentare.
A guidare il confronto è Benedetta Gambale, giornalista di Gruppo Stratego. Tre i punti di vista messi a confronto: quello di Domenico Catapano, responsabile marketing di Finagricola; quello di Agostino Giliberti, agronomo di Finagricola; e quello di Gabriele Bojano, giornalista del Corriere della Sera e autore di numerosi speciali dedicati al food. ASCOLTA LA QUINTA PUNTATA DI “UNA STORIA DI QUALITÀ” : https://linktr.ee/unastoriadiqualita.
Al centro del dibattito c’è anzitutto il cambiamento del consumatore, oggi più attento all’origine dei prodotti, alla sostenibilità e alla trasparenza dei processi produttivi. Una consapevolezza crescente che, secondo Catapano, impone alle aziende di andare oltre le dichiarazioni e rendere la qualità concretamente verificabile.
«Il discrimine vero è dimostrare che stai facendo qualità – spiega Domenico Catapano –. Devi mettere il consumatore nella condizione di vedere che quello che stai producendo è veramente un prodotto di qualità». «Viviamo in un paradosso – continua Catapano – abbiamo un’abbondanza estrema di cibo e, allo stesso tempo, pochi hanno accesso al cibo di qualità. La sfida è tenere insieme l’accessibilità al cibo buono e la qualità stessa. Fare in modo che il cibo buono, pulito e giusto non diventi un bene di lusso, ma qualcosa che sia alla portata di tutti».
La visione del futuro passa inevitabilmente anche dal campo. Per Agostino Giliberti, produrre oggi significa riuscire a garantire contemporaneamente qualità, sostenibilità, tracciabilità e sicurezza alimentare.
A rendere possibile questo equilibrio contribuiscono sempre di più le tecnologie applicate all’agricoltura: sensoristica, droni, immagini satellitari e sistemi di supporto alle decisioni consentono di utilizzare con maggiore precisione acqua, fertilizzanti e altre risorse, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza produttiva.
«Sostenibilità vuol dire tre aspetti: quello ambientale, quello economico e quello sociale», spiega Giliberti. Una prospettiva che chiama in causa non soltanto la tutela dell’ambiente, ma anche la capacità delle imprese agricole di restare competitive e di garantire un reddito dignitoso a chi lavora nei campi.
Sul ruolo dell’informazione si concentra invece Gabriele Bojano. In un mercato in cui sostenibilità e qualità sono diventate parole sempre più utilizzate nella comunicazione, il compito del giornalismo resta quello di verificare i fatti e fornire ai consumatori gli strumenti per orientarsi.
«Bisogna fare il vecchio mestiere di giornalista e andare a verificare sul campo», sottolinea Bojano.
La crescente consapevolezza dei consumatori, secondo il giornalista, sarà uno dei principali fattori di selezione per le aziende del settore alimentare. «Io penso che il futuro della qualità sia soprattutto nella consapevolezza sempre maggiore del consumatore. Tutte quelle aziende che vivono un po’ sull’equivoco, che non sono troppo trasparenti nelle loro scelte, saranno destinate a scomparire proprio perché saranno i consumatori a volerlo».
La puntata si chiude con tre parole che condensano le diverse prospettive emerse dal confronto: “accessibilità” per Catapano, “sostenibilità” per Giliberti e “razionalità” per Bojano.
Quest’ultima richiama anche un altro tema centrale per il futuro del sistema alimentare: la capacità di acquistare e consumare in modo più consapevole, limitando gli sprechi.
Tre parole e tre punti di osservazione diversi che convergono su una stessa idea di futuro: un’agricoltura capace di produrre qualità, tutelare le risorse, valorizzare il territorio e rendere il buon cibo accessibile a una platea sempre più ampia.

