FONDERIE PISANO, FUTURO SEMPRE PIU’ INCERTO

Cresce la preoccupazione per il futuro dei 100 lavoratori delle Fonderie Pisano di via De’ Greci a Salerno.  La cassa integrazione scadrà il 31 ottobre e, nel frattempo, l’iter autorizzativo regionale per il progetto di riconversione dello stabilimento di Fratte rischia di allungarsi di altri sei-nove mesi. A lanciare l’allarme è la proprietà delle Fonderie Pisano, dopo la decisione della Regione di sottoporre il nuovo progetto alla Valutazione di impatto ambientale, la Via, e alla Valutazione di incidenza ambientale, la Vinca, prima del rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, l’Aia. Una decisione che ha comportato anche la sospensione del procedimento di riesame dell’Aia.

Secondo la proprietà, tutte le integrazioni richieste durante la Conferenza dei servizi sarebbero già state presentate il 16 settembre, in attuazione del pronunciamento del Consiglio di Stato del 18 maggio e delle prescrizioni indicate nella Conferenza del 26 agosto.

Il timore è dunque che i nuovi passaggi burocratici possano allungare ulteriormente i tempi per la ripresa dell’attività.

La società sostiene che lo stabilimento potrebbe ripartire già con il forno elettrico presente e autorizzato, con una capacità produttiva pari a circa un decimo rispetto a quella prevista dalla precedente autorizzazione ambientale. Il progetto prevede inoltre la modifica del sistema di fusione e il potenziamento dei sistemi di filtraggio, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni ai livelli richiesti.

“Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia” , ha dichiarato in una nota l’ing. Ciro Pisano, amministratore delegato della Pisano & C. Spa. L’appello è a consentire la ripresa dell’attività con il forno elettrico già autorizzato, perché, sostiene la proprietà, uno stabilimento fermo rischia di perdere commesse e mercato, rendendo più difficile anche un eventuale percorso di delocalizzazione.

Ma il conto più immediato rischiano di pagarlo i lavoratori.

Sono circa cento gli operai che dal 31 ottobre potrebbero non avere più alcun sostegno al reddito. Per loro, dopo mesi di presidi e mobilitazioni, anche durante le giornate più difficili, si apre lo spettro della mobilità e del licenziamento collettivo.

Una situazione che coinvolge direttamente anche le famiglie dei dipendenti e che rende ormai decisivo il prossimo appuntamento istituzionale.

La partita si sposta infatti a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove è previsto per il 14 ottobre il tavolo dedicato al futuro delle Fonderie Pisano.

Sul tavolo, due emergenze: individuare una nuova forma di sostegno al reddito per i lavoratori, visto l’imminente esaurimento della cassa integrazione, e provare a costruire un percorso concreto per la delocalizzazione dello storico opificio di via dei Greci.

 

Autore dell'articolo: Barbara Albero