Dietro le lacrime di Francesca, moglie e figlia di due lavoratori delle Fonderie Pisano, c’è tutta la disperazione di una madre che non sa se riuscirà a garantire un futuro sereno al bambino che porta in grembo. La sua pancia è nascosta dietro un cartello che, come quelli esibiti dagli altri operai delle Fonderie Pisano, racconta una storia fatta di anni di lavoro, sacrifici e incertezza. Questa mattina, insieme ai colleghi e ai rappresentanti sindacali, ha preso parte al presidio organizzato sotto la Prefettura di Salerno per chiedere risposte concrete sul destino dello stabilimento e dei lavoratori.
Si tratta dell’ennesima mobilitazione promossa con i sindacati ( in piazza Francesca D’Elia per la fiom Cgil, presenti anche Antonio Capezzuto e Gerardo Arpino, mentre il comune di Salerno era rappresentato da Arturo Iannelli, consigliere comunale e autore del tavolo tecnico che ha provato a seguire e dare risposte alla vertenza) per tenere alta l’attenzione sulla vertenza, mentre cresce l’attesa per il vertice convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ritenuto decisivo per il futuro dell’azienda e delle centinaia di famiglie coinvolte. Molti lavoratori hanno scelto di riportare sui cartelli la propria data di assunzione, a testimonianza di un legame costruito nel corso di decenni con la fabbrica e del timore di vedere andare in fumo anni di professionalità e di sacrifici.
Intanto, attorno alla vicenda continuano a susseguirsi botta e risposta sul piano politico. Da un lato le richieste di un intervento immediato per salvaguardare occupazione e produzione, dall’altro accuse e recriminazioni sulle responsabilità che, nel corso degli anni, hanno contribuito ad alimentare una crisi che oggi rischia di avere pesanti ripercussioni sul tessuto economico e sociale del territorio salernitano. I lavoratori, però, chiedono di tenere lontane le polemiche e ribadiscono una sola priorità: ottenere certezze sul proprio futuro e su quello delle loro famiglie.

