Un mito senza tempo, una salute di ferro. In bicicletta senza maglietta anche d’inverno, con tanto di infradito e costumino di jeans, da Montoro a Salerno. È questa l’immagine che tutti conserveranno nella memoria di Pietro Palumbo, per tutti Pietro ‘a Patan. Con il sole o con la neve, niente sembrava fermarlo.
Con una pedalata dopo l’altra, ha trasformato le sue abitudini in un segno distintivo, diventando un personaggio familiare lungo le strade della Valle dell’Irno così come sul lungomare di Salerno. Ma questa mattina il cuore di Pietro a’ Patan ha smesso di battere. Pietro non ce l’ha fatta, nonostante la speranza che nelle ultime ore aveva accompagnato le notizie sulle sue condizioni di salute.
Aveva 75 anni ed era originario di Banzano, frazione di Montoro. Un malore, nei giorni scorsi, lo aveva costretto al ricovero in ospedale, facendo scattare la preoccupazione tra amici, conoscenti e quanti, nel tempo, avevano imparato a volergli bene. Ieri sera, le notizie di un apparente miglioramento avevano riacceso la speranza. Questa mattina, invece, è arrivata la notizia della sua morte che si è subito diffusa sui social, dove subito si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio. In tanti hanno ricordato la sua genuinità, la simpatia e quella passione per le due ruote che lo aveva accompagnato per anni
Erano in tanti a sorridere, soprattutto nei mesi più freddi, quando lo incrociavano in sella alla sua bicicletta, con un abbigliamento che sembrava sfidare ogni stagione. Pietro non era soltanto un uomo che percorreva quotidianamente chilometri su due ruote: era una presenza inconfondibile, un volto che raccontava una storia fatta di semplicità, abitudini e libertà. Per molti, incontrarlo lungo la strada era diventato quasi un appuntamento quotidiano.
Negli ultimi anni Salerno era diventata una delle sue mete preferite. Ogni giorno raggiungeva in bicicletta il porto turistico Masuccio Salernitano, dove aveva trovato una seconda casa e conquistato la simpatia di armatori, operatori portuali e turisti. Quando i traghetti attraccavano in banchina, Pietro si trasformava in un improvvisato ormeggiatore, pronto a dare una mano, a dispensare informazioni e a intrattenere chiunque si fermasse a scambiare qualche parola con lui.
Non mancavano poi le fotografie e i selfie con i visitatori, che spesso lo incontravano con curiosità e finivano per portarsi via un ricordo e un sorriso. Ed era così anche quando incrociava una nostra troupe, si avvicinava subito con il sorriso per dare il via a qualche suo racconto o pensiero del giorno. Perché Pietro aveva questo dono: riusciva a farsi notare senza bisogno di presentazioni, semplicemente essendo se stesso. La sua popolarità era cresciuta anche sui social network, dove alcuni amici gli avevano aperto una pagina Facebook dal nome “Pietro a Patan Official”. Tra dichiarazioni, battute e simpatiche gag con i suoi interlocutori, Pietro ha continuato a mostrarsi sempre con la spontaneità che lo caratterizzava, conquistando l’affetto di un pubblico sempre più ampio, ben oltre i confini di Montoro, e da oggi oltre i confini di lassù.

