CRESCENT: DALLA CASSAZIONE IL VIA LIBERA DEFINITIVO

Era il passaggio più importante, il più atteso in modo particolare dalla società e ora che è arrivato si andrà avanti senza più indugi, remore e tentennamenti. Con sentenza definiva, la Corte Suprema di Cassazione si è espressa sui due ricorsi pendenti relativi alla costruzione del Crescent, l’emiciclo progettato dall’archistar Bofill simbolo della riqualificazione di Salerno e da sempre, dal giorno della sua progettazione motivo di aspra e forte contrapposizione.  La Cassazione ha accolto in pieno il ricorso presentato dalla Società Crescent, ricorso relativo ad alcuni aspetti dell’ordinanza del Riesame ovvero l’insindacabilità del giudice penale quando c’è un giudicato amministrativo e il pagamento degli oneri di urbanizzazione di Piazza della Libertà. Due aspetti assolutamente rilevanti in quanto, per quel che concerne, l’insindacabilità del giudicato amministrativo si pone fine al rimbalzo di responsabilità che da sempre accompagna la vicenda costantemente sospesa tra il profilo penale e, appunto, quello amministrativo. Per quel che riguarda, invece, il pagamento degli oneri di urbanizzazioni di Piazza della Libertà il giudicato dalla corte suprema di fatto libera i costruttori dall’obbligo dio dover corrispondere alle casse del comune ulteriori sei milioni di euro come, invece, aveva stabilito il tribunale del riesame di Salerno allorchè dissequestrò l’edificio.
Contemporaneamente è stato dichiarato inammissibile il ricorso della Procura che impugnava l’ordinanza del Tribunale del Riesame nella parte in cui ha disposto la revoca del sequestro preventivo della struttura. Come si legge nel dispositivo, la terza sezione in Camera di Consiglio  ha infatti annullato con rinvio l’ordinanza impugnata al Tribunale di Salerno e dichiarato inammissibile il ricorso del pm che, invece, chiedeva un nuovo sequestro del cantiere. Partita chiusa ora l’attesa è tutta per verificare i tempi di completamento della struttura ed è ovvio, a questo punto, che la società Crescent, anche in forza di quanto stabilito dalla Cassazione, abbia tutta l’intenzione di accelerare i tempi per arrivare alla chiusura dei lavori nel più breve tempo possibile, 18 mesi al massimo.

Autore dell'articolo: Marcello Festa