DIVIETO CONSEGNA A DOMICILIO GENERI ALIMENTARI, L’APPELLO DELLA POLITICA CAMPANA

Premettiamo che siamo da sempre per la sospensione di tutte quelle attività che potrebbero creare assembramenti e favorire la diffusione dei contagi. Per tale motivo, inascoltati, chiedemmo al Presidente della Regione di sospendere la prova del concorsone, tenutasi il 4 marzo, con le scuole già chiuse, con circa 1.500 partecipanti provenienti da svariate zone del Paese. Tuttavia il bravo amministratore non è colui che sospende ogni tipo di attività, pensando di partecipare ad una sorta di gara a chi è “più duro” , a chi chiude più degli altri, rincorrendo logiche di consenso che mal si conciliano, allo stato, con l’interesse collettivo. L’amministratore capace è chi decide, riuscendo a contemperare le esigenze di sicurezza sanitaria con la necessità di danneggiare il meno possibile il tessuto economico del territorio. A tal proposito appare paradossale ed ingiustificata la decisione assunta dalla sola regione Campania di vietare la consegna del cibo cotto a domicilio. Tale possibilità è riconosciuta, con l’avallo dell’OMS e dell’ISS, nel rispetto dei richiesti e necessari protocolli di sicurezza, in ogni zona del Paese ma anche nelle altre nazioni, essendo tra le pochissime attività consentite perfino in Cina. Dare la possibilità a ristoratori, pizzaioli ed artigiani che producono cibo cotto di riprendere l’attività, consentendogli di consegnare a casa dei clienti, non solo significa aiutarli a “resistere” ma avrebbe anche una motivazione di natura sociale. Nella sola città di Salerno sono censiti circa 10.000 anziani soli (di cui qualche migliaia uomini, che necessariamente si recano per il vitto da familiari o viceversa). Avere la possibilità di ricevere una pizza a casa creerebbe per loro le condizioni di rispettare con maggiore possibilità l’isolamento giustamente richiesto dalle Istituzioni. Del resto il provvedimento di divieto (solo in Campania) appare difficilmente comprensibile e giustificabile. E’ possibile, infatti, la consegna a domicilio per gli esercizi di generi alimentari che portano la spesa a casa del cliente, per chi consegna la posta ed i pacchi, per chi consegna i latticini, per chi porta ciò che acquistiamo sul web da Amazon. Non è, invero, possibile, per chi vorrebbe, consegnare di una pizza nel rispetto delle indicazioni previste (anche per le altre consegne a domicilio), riprendendo, seppur parzialmente l’esercizio di un’attività artigianale particolarmente diffusa nel tessuto economico campano che crea, tra l’altro, enormi opportunità occupazionali per tanti lavoratori. È evidente che molti esercizi, se si prolungherà ulteriormente la chiusura forzata, avranno difficoltà poi a riaprire. Dobbiamo evitare, dunque, che il dopo virus possa essere, se possibile, perfino peggiore del momento attuale. Le Istituzioni debbono con rigore chiedere ed ottenere il rispetto delle regole, evitando però la sospensione di quelle attività che potrebbero proseguire in sicurezza, al fine di arrecare il minor danno possibile all’economia locale, pensando anche ai risvolti sociali che dovremo necessariamente affrontare. Per tali motivi sosteniamo convintamente la petizione avviata dalla confcommercio nella speranza che analoghe iniziative possano essere avviate anche da altre associazioni di categoria.

“Ripartire in sicurezza, vuole dire due cose: soldi in tasca a cittadini e imprese e via libera alle attività possibili garantendo salute ai lavoratori ”. Così Stefano Caldoro, capo della opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania.

“Per ripartire in sicurezza – rilancia Caldoro – bisogna garantire, immediatamente, soldi in tasca a cittadini e imprese, quelli annunciati dal Governo e dalla Regione ed adesso bisogna assicurare almeno 1000 euro a chi ha più bisogno”.
Per Caldoro devono ripartire alcune attività “Non si capisce perché solo in Campania e’ vietata la consegna del cibo a domicilio, solo qui si impedisce a pizzerie, ristornati e pasticcerie di lavorare, adesso e’ vietato anche alle librerie ed alle cartolerie. Bisogna riaprire, garantendo la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori”. “Bisogna riaprire tutte le attività possibili – dice Caldoro che ha proposto lo stop alle tasse – e considerare, in questa fase la manutenzione per il settore alberghiero, dei lidi e della cantieristica”.

“I cittadini Campani hanno dimostrato responsabilità, è il tempo della tutela della salute, garantendo test e dispositivi di sicurezza a tutti quelli che riprendono le attività, e della ripresa economica” conclude.

Autore dell'articolo: Redazione

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