Le Fonderie Pisano lasceranno lo storico sito di Fratte, su questo ormai ci sono pochi dubbi, il problema ora è capire, al di là del provvedimento di sequestro temporaneo che potrebbe anche essere revocato a breve dopo la visita ispettiva programmata per la prossima settimana, se resteranno nel territorio salernitano o se, invece, l’azienda trasferirà armi, bagagli, competenze e maestranze, ben oltre i confini provinciali, ipotesi questa assai probabile visto e considerato che a 70 km a nord di Salerno c’è chi fa già ponti d’oro ai Pisano. Il problema è essenzialmente logistico. Le Fonderie, nel nuovo disegno industriale, hanno bisogno di un’area tra i 150mila e i 200mila mq, un’area estesa che, in verità, era stata anche già individuata nel comprensorio di Giffoni valle Piana. Ma lì qualcosa si è incredibilmente inceppato proprio quando tutto sembrava stesse per incanalarsi. Il Primo Cittadino, Paolo Russomando, aveva fornito ampi garanzie ai Pisano salvo poi fare dietro-front. Ne è scaturita una battaglia legale che ha visto l’azienda soccombere dinanzi ai giudici del TAR, ora il giudizio pendente dinanzi al consiglio di stato. Abortito, invece, ancor prima di prendere corpo il progetto di delocalizzare le Fonderie nell’area di Cupa Siglia laddove doveva sorgere il termovalorizzatore. Quell’area è ritenuta troppo piccolo, non sufficiente per lo sviluppo del progetto. Dunque situazione di assoluto empasse alla quale si stanno dedicando in tanti nel tentativo di trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Assicurare il futuro all’azienda e di conseguenza salvaguardare i posti di lavoro, non permettere che le Fonderie lascino il Salerno, garantire la salubrità dell’aria, bonificare Fratte. Non è facile mettere insieme tutte queste cose ed anche per questo il rischio che Pisano possa salutare questo territorio è sempre più alto.
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