I TIFOSI GRANATA DICONO “NO” ALLA MULTIPROPRIETA’

Il punto focale del comunicato diffuso ieri sera dai tifosi granata riguarda la multiproprietà. Il tema è sempre più sentito ed attuale, anche perchè non riguarda solo Salerno ma anche Bari. La tifoseria biancorossa, legata da un solido e storico gemellaggio a quella granata, ha già da tempo preso posizione contro l’istituto della multiproprietà ed infatti in Puglia c’è già contestazione nei confronti di De Laurentiis, proprietario del Bari e del Napoli. Bari vuole riguadagnare posizioni e categorie che le competono nel panorama calcistico nazionale e, di certo, la prospettiva di dover essere una seconda scelta rispetto ad un altro club non fa impazzire i tifosi biancorossi. Da anni Salerno vive questa situazione di subalternità, relegata sempre più al ruolo di figlia minore, anzi di colonia a tutti gli effetti, da chi vive nella capitale. Si potrebbe chiudere la questione, forse, dicendo che non è colpa di nessuno: Lotito ha portato la Salernitana in B, cioè fin dove poteva arrivare; dal canto suo, la tifoseria granata ha capito in maniera più trasversale e con l’eccezione di poche sacche di resistenza che la possibilità di competere per vincere è il sale dello sport e che l’orgoglio, la passione, l’attaccamento alla maglia ed il rispetto per la propria storia vengono prima della categoria. Non da tutti e non da subito questo concetto è stato fatto proprio. Per amore di verità, infatti, va ricordato come in tanti abbiano provato ad additare come non tifosi coloro i quali ponevano il problema della mancanza di prospettive e di sogni, di ambizioni e di valori, di un progetto di fondo e di ampio respiro che desse alla gente di Salerno nuove speranze e nuovi stimoli dopo gli anni bui dei fallimenti e delle ripartenze. Lotito e Mezzaroma non hanno certo la colpa di aver riportato in pochi anni Salerno dalla D alla B, ci mancherebbe. Ora, però, è il momento di guardare in faccia la realtà. I tifosi granata, che si sono riuniti e compattati in queste settimane, trovando un punto di intesa sulla volontà di riempire la curva per protestare contro il modo di fare della società, hanno puntato l’indice contro la multiproprietà, chiedendone l’abolizione. La palla, sotto questo aspetto, è stata da tempo lanciata nel campo delle autorità calcistiche che devono sciogliere la matassa, prendendo in considerazione non solo gli interessi economici ma anche le esigenze dei tifosi, fruitori e finanziatori, insieme, del prodotto calcio. Contro il Cosenza sarà mobilitazione generale per dire no alla multiproprietà, ma anche per ribadire malcontento e insoddisfazione per l’atteggiamento sempre poco chiaro della proprietà. Nel testo diffuso dai tifosi si sottolinea con forza la necessità di dare un segnale in termini di presenza e compattezza allo stadio. “La Salernitana è nostra” scrivono i tifosi, ed è giusto così. E’ chiaro che chi investe nel calcio non possa essere un benefattore, disposto ad andare incontro alla sua rovina economica per vincere, ma è anche evidente che chi voglia fare calcio in una città di provincia, tenacemente attaccata ai suoi colori e così orgogliosa della sua storia al punto da non rinnegare le sue sconfitte, come è Salerno, debba investire tanto sul piano affettivo, emotivo, prima ancora che su quello economico. Questa proprietà è venuta meno sotto questo aspetto, calpestando più volte la dignità di Salerno, potendo contare, spiace dirlo ma è così, sul sostegno di una certa parte dell’ambiente. La compattezza reale della tifoseria sarà testata non solo in occasione della gara del 25 gennaio col Cosenza, ma anche in momenti successivi. Non tutti hanno preso posizione in passato contro le offensive esternazioni di Lotito e Fabiani: il patron ha spesso sminuito la storia granata, il diesse ha più volte offeso i tifosi che ne criticavano un operato miope in termini di prospettive future e povero di contenuti in quanto ad intuizioni sul piano tecnico. Anche su questo si sta provando a trovare una linea comune, passaggio indispensabile per dare poi un’ulteriore ed ancora più chiara e forte dimostrazione dopo la gara col Cosenza. Il sold out del 25 gennaio non sarà una costante, ma una prova d’amore unica nel suo genere, perchè, in mancanza di risposte certe e di fatti concludenti, in molti sono pronti a disertare e a percorrere le vie cittadine per un corteo che richiami in termini di partecipazione e di forza evocatica quello del Centenario.

Autore dell'articolo: Nicola Roberto

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