LA BATTAGLIA LEGALE NON CANCELLA ERRORI, COLPE ED OMISSIONI

Una partita doppia, giocata su piani paralleli, uno stillicidio senza via d’uscita, un esercizio di nervi sicuramente non semplice: è la situazione che vive la Salernitana, intesa come squadra, costretta ad aspettare e a trepidare per non aver saputo fare il minimo sindacale nel finale di campionato in cui ha raccolto solo quattro punti in undici partite chiudendo la stagione regolare a pari punti col Venezia e ad una sola lunghezza dal Livorno, salvo ed in vacanza da tempo, ma anche già nelle condizioni di programmare il futuro come dimostra la conferma in panca di Roberto Breda. La Salernitana vive questo prolungamento della sua scellerata stagione come, in fondo, ha vissuto tutti gli ultimi quattro anni, ossia alla giornata, in attesa degli eventi, mai padrona del suo destino, perchè la differenza tra chi vuole conquistare un obiettivo e chi non ne ha uno preciso sta proprio nell’approccio all’evento agonistico, conseguenza di una mancanza di programmazione societaria che è sotto gli occhi di tutti e che non si può nascondere, minimizzare, far passare in secondo piano ora. Certo, la priorità adesso è uscire da questo ginepraio di ricorsi e dispetti tra enti e centri di poteri che stanno da tempo combattendo una loro guerra, ma immergersi nelle carte, spulciare cavilli regolamentari, non assolve né attenua le colpe e le responsabilità di chi ha mal gestito la cosa granata. Lotito era distratto da altri pensieri la scorsa estate e, questa è storia, solo dopo aver perso la gara per il Bari, s’è dedicato davvero al mercato della Salernitana, commettendo altri errori perchè un mercato era già stato fatto e le pedine che servivano per completare la rosa erano altre. Mancava un esterno sinistro e Colantuono si vedeva arrivare Djavan Anderson, un altro esterno destro. Mancava un bomber da venti gol ed arrivava il giovane André Anderson. Mancava un centrocampista che desse un cambio di passo ed arrivava Di Gennaro, accolto sì con tutti gli onori e tante speranze ma calato in un contesto tattico ed ambientale in cui non era scontato riuscisse a trovare il suo posto come poi è stato. Ora i patron ed il diesse Fabiani si affidano ai legali per salvare la stagione ed evitare i playout, ma sarebbe bastato poco per evitare tutto ciò. In tutto questo, Menichini deve tenere la barra dritta, lavorando sulla testa di un gruppo che accusa problemi fisici in tanti dei suoi effettivi e che è stato anche messo a dura prova sotto l’aspetto emotivo dal lutto che ha colpito Casasola, volato in Argentina per l’ultimo saluto a suo padre. E se Memolla ha detto no a Reja, tecnico dell’Albania, ora si proverà a trattenere anche Jallow, atteso dalla nazionale gambiana. L’augurio è che si tratti solo di precauzioni, che possano rivelarsi inutili nel momento in cui non si dovesse giocare. Resta, però, lo scempio, il disastro tecnico, l’offesa recata alla città nell’anno del Centenario e per tutto questo i patron ed i loro sottoposti restano colpevoli a prescindere da come finirà questa battaglia legale, ennesima deriva di un calcio italiano sempre meno credibile.

Autore dell'articolo: Nicola Roberto

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