LA VIA CRUCIS DI PORTA OVEST

Una via crucis. Troppo facile etichettare il tortuoso iter che sta caratterizzando la realizzazione delle gallerie di Porta Ovest, il mega cantiere finanziato dai fondi europei per 124 milioni di euro nuovamente sotto sequestro dopo il dissequestro firmato poche ore prima, un’ anomalia che la Procura ha, però, voluto spiegare in una nota diffusa nella giornata di ieri poche ore dopo l’apposizione dei sigilli . “Lo scorso 8 febbraio – si legge – solo perchè erano cessate le esigenze probatorie, strettamente connesse all’esecuzione degli accertamenti irripetibili era stato disposto il dissequestro dell’opera con la prescrizione di ultimare i lavori di messa in sicurezza mentre il sequestro eseguito oggi, invece, risponde ad esigenze del tutto diverse, ovvero ad esigenze preventive per la pubblica incolumità connesse alla continuazione delle opere di escavazione”. Il primo sequestro come si ricorderà era stato firmato nel giugno dello scorso anno, sequestro probatorio dell’intera opera ed accertamenti con campionamenti e prove tecniche. L’impresa aggiudicataria dei lavori, la tecnis intanto colpita da un autentico tsumani giudiziario, era stata comunque autorizzata ad eseguire la messa in sicurezza della struttura nei lunghi tratti scavati e non ancora consolidati. L’8 febbraio, come detto, la firma sul dissequestro. Poi, ieri il nuovo blocco in quanto, per gli investigatori, «i lavori della galleria» sarebbero stati effettuati «in assenza delle autorizzazioni necessarie trattandosi di realizzazione di un progetto esecutivo in difformità rispetto al progetto definitivo approvato e appaltato».

Autore dell'articolo: Marcello Festa