MARZIA CAPEZZUTI, UCCISA DUE VOLTE: DALLE VIOLENZE E NEL CASOLARE –

Un costante clima di minacce e terrore anche alla presenza del figlio più piccolo di sette anni con reiterati atti di inaudita violenza, ingiuria e minacce, molestie e continue vessazioni nonché atti privative della libertà personale. Anche di questo sono accusati Damiano Noschese e Maria Barbara Vacchiano da ieri in carcere per l’omicidio di Marzia Capezzuti, loro convivente nella abitazione di via Verdi dove la ragazza di 29 anni originaria di Milano, viveva dopo la morte di Alessandro il fidanzato. Barbara, sorella di Alessandro, aveva attribuito la morte di questo ad un presunto trabocchetto orchestrato dalla fidanzata. Marzia, affetta da ritardo mentale di media gravità, era stata isolata progressivamente dai genitori Laura e Ciro, le era stato tolto il cellulare e Barbara controllava in continuazione le conversazioni in maniera tale che la ragazza non potesse rivelare le condizioni in cui effettivamente versava. Ad un certo punto nella difficoltà di prelevare la pensione di invalidità gestita dal padre Ciro, Marzia è stata costretta a fingere di essersi fidanzata con un certo Giuseppe dal quale era in attesa di un figlio che avrebbe partorito nel 2021. La ragazza ha detto che l’uomo le avrebbe tolto il bambino se non avesse avuto i soldi. Da quel momento in poi Barbara ha finto che Marzia si fosse allontanata da casa vivendo con questo Giuseppe. Marzia invece continuava a vivere in casa e veniva chiamata mai per nome ma sempre con epiteti volgari e offensivi minacciandola continuamente più volte Marzia tentato di scappare ma Barbara e Damiano l’hanno riportata indietro. Tra le punizioni le sono stati tagliati i capelli, ed è stata costretta a non andare in bagno, facendole indossare un pannolone e facendola dormire a terra nel ripostiglio. Marzia non poteva fumare e per farlo è arrivata anche a raccogliere mozziconi di sigaretta. Una volta che ha accettato una sigaretta dal fidanzato della figlia di Barbara, è stata costretta ad ingoiarla accesa. La scena è stata anche video registrata dal figlio Stefano. Sono state inaudite le violenze alle quali la ragazza è stata costretta: anche l’estrazione di denti con una pinza senza alcun anestetico. Marzia, legata e chiusa nel ripostiglio, costretta a dormire su un materasso sporco della sua urina, con le gambe gonfie, è arrivata non avere più la possibilità di camminare. I Vacchiano hanno tenuto ad un certo punto che i carabinieri potessero trovarla quando Vito Vacchiano, fratello di Barbara, è stato sottoposto alla misura cautelare. Ad un certo punto Barbara e Damiano con la complicità del figlio minore di 14 anni, venuti a conoscenza di indagini in corso sui maltrattamenti subiti da Marzia e allarmati dalle precarie condizioni psicofisiche in cui versava la donna, ridotta ormai in stato di incoscienza e di semiparalisi con evidenti sostegni delle violenze subite, hanno spostato in piena notte Marzia dall’appartamento di via Verdi, contro la sua volontà. Marzia ha provato a urlare “dove mi portate, dove mi portate…è buio”. Sono state probabilmente le sue ultime parole. Marzia attraverso un’azione violenta è stata uccisa, ma la morte sarebbe comunque giunta in considerazione delle sue condizioni di salute. Ad aver avviato le indagini la denuncia dell’avvocato Stefania De Martino addetta dello sportello antiviolenza “Progetto Svolte” il 23 febbraio 2022 alla stazione dei carabinieri. La situazione di Marzia non era del tutto estranea ai servizi sociali del Comune di Pontecagnano che già nel 2017 avevano attenzionato la situazione. La separazione dei genitori ed una serie di vicissitudini subite a Milano e una prima storia d’amore su Pontecagnano avevano portato la ragazza nel centro dei Picentini dove però la conoscenza con la famiglia Vacchiano è stata fatale.

Autore dell'articolo: Monica Di Mauro