Sessanta giorni per mettere in sicurezza l’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia, dopo lo sgombero reso necessario in seguito a delle lesioni ed alcuni cedimenti che sono stati riscontrati nella struttura. È quanto comunicato dalla Direzione Strategica dell’ASL Salerno nel corso dell’incontro che si è svolto ieri con le organizzazioni sindacali.
Secondo quanto riferito dall’Azienda Sanitaria di Via Nizza, le verifiche tecniche effettuate non evidenzierebbero un rischio di chiusura del presidio. Nel frattempo sono stati avviati gli interventi di messa in sicurezza, mentre l’obiettivo resta quello di garantire la continuità dei servizi essenziali e dell’attività del Pronto Soccorso.
Un confronto definito costruttivo dalla UIL FP Salerno. Il segretario generale Raffaele Giordano, il segretario alla Sanità Michele Viciconte e il responsabile dell’Area Medica Raffaele Albano hanno espresso apprezzamento per la gestione dell’emergenza da parte dell’ASL, sottolineando però la necessità di tutelare pienamente il personale coinvolto nella temporanea riorganizzazione delle attività.
La UIL chiede in particolare di salvaguardare le ferie già autorizzate, rispettare le sedi di assegnazione e le esigenze dei lavoratori con permessi per l’assistenza ai familiari, oltre a definire criteri chiari e condivisi per eventuali trasferimenti temporanei. Sul fronte economico, il sindacato sollecita il riconoscimento dell’indennità chilometrica prevista dal regolamento aziendale e misure specifiche per compensare il disagio degli spostamenti. Il confronto negoziale sugli aspetti organizzativi ed economici dovrebbe partire nei primi giorni di settembre, con l’ipotesi di una decorrenza retroattiva delle misure concordate.
Ma per la FP CGIL la priorità è anche il ripristino immediato della piena operatività del punto nascita. Il segretario generale Antonio Capezzuto chiede all’ASL di ricorrere, se necessario, anche a moduli esterni di emergenza per evitare interruzioni nell’assistenza.
“L’attenzione resta altissima”, sottolinea la Cgil, ricordando come il punto nascita rappresenti un servizio essenziale per un bacino di circa 200mila cittadini e per una comunità migrante stimata tra i 15 e i 30mila residenti.
I sindacati, dunque, chiedono tempi certi e massima attenzione: sicurezza della struttura, tutela dei lavoratori e continuità dell’assistenza dovranno procedere di pari passo. E sulla messa in sicurezza annunciata entro 60 giorni, la vigilanza sarà quotidiana.

