IL RITORNO DEL… “BOHEMIEN” A SALERNO

Zdenek Zeman e la Salernitana: storia di un amore che prometteva scintille. Il maestro del tridente è approdato a Salerno nel 2001 quando, a margine di una stagione avara di soddisfazioni, Aniello Aliberti corteggiò e sedusse il tecnico boemo a caccia di riscatto dopo l’esonero di Napoli. Fu amore vero quello tra patron e tecnico ma che durò assai poco, finendo male con accuse a distanza e bordate reciproche. Prima di allora erano state le stagioni di Zemanlandia a Foggia e di Rossilandia a Salerno, modi analoghi di vedere e concepire il calcio: c’era, in fondo, lo stesso marchio di fabbrica. Proprio per questa ragione quando Aniello Aliberti, smaltita la delusione della retrocessione dalla A alla B e metabolizzate le amarezze successive, decise di rilanciare il prodotto Salernitana niente e nessuno meglio del boemo poteva fare al caso.

Con la “novità” Zeman ritornò anche Cannella alla guida dell’area tecnica, soprattutto si pescarono tanti illustri sconosciuti dalle categorie inferiori e dall’estero. L’avvio del boemo sulla panchina granata non fu dei migliori, alti e bassi ed una sola costante: i gol di Fabio Vignaroli, un carneade dell’area di rigore. Poi, quando tutto sembrava andare a rotoli e la Salernitana avviata verso un grigio e insulso campionato di metà classifica, arrivò il colpo di coda: la svolta. Zeman rivoltò come un calzino la squadra; cambiò i terzini, arretrò Tedesco, accentrò Campedelli e, soprattutto, lanciò nella mischia un brasiliano fino a quel momento oggetto misterioso: Babù. La squadra incerta ansimante vista all’opera fino a quel momento si trasformò, cambiando pelle e marcia. Arrivarono, una dopo l’altra, cinque vittorie che proiettarono i granata a ridosso della zona promozione, ma proprio all’apice del momento migliore, a Cosenza, Zeman perse il suo giocatore simbolo, il velocissimo Babù, vittima di un gravissimo infortunio alla caviglia. Cominciò incredibilmente la parabola discendente della storia di Zeman a Salerno, una favola che si trasformò addirittura in incubo nell’estate successiva con un ritiro a Predazzo carico di veleni e contraddizioni, un avvio di campionato pessimo e, soprattutto, un rapporto ai minimi termini con il patron Aliberti fino alla resa dei conti consumatasi in un freddo pomeriggio d’inverno a San Gregorio Magno, divorzio preceduto da una dichiarazione al vetriolo resa dal tecnico ceco. “Casillo?” disse Zeman rispondendo alla domanda di un cronista “è il miglior presidente con cui abbia mai lavorato”. Aliberti, orgoglioso, prese nota consegnandogli la lettera di licenziamento. Zeman fece spallucce, c’era già Casillo ad attenderlo nella vicina Avellino.

Autore dell'articolo: Eugenio Marotta

1 commento su “IL RITORNO DEL… “BOHEMIEN” A SALERNO

    Marco

    (Settembre 15, 2017 - 6:51 am)

    Non capisco il riferimento “bohemien”. Potete spiegare? Grazie

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