L’ASL Salerno ha diffuso il 12 agosto un avviso ai cittadini. Sono state segnalate telefonate provenienti da numerazioni non riconducibili all’azienda, con interlocutori che si presentano come operatori del CUP e invitano a richiamare, con il rischio di addebiti anomali e di un rapido consumo del credito telefonico. È l’ultimo episodio di una serie che in provincia di Salerno si ripete con regolarità. Proprio per rispondere a questo tipo di rischio, a fine giugno si è concluso con la consegna degli attestati il progetto Generazioni Connesse, il laboratorio di educazione digitale promosso da CNA Salerno con la Fondazione Impresasensibile ETS e Pform Lab, che ha accompagnato gli over 60 nell’uso dei servizi online insegnando anche a riconoscere i tentativi di truffa.
Le promesse di vincita e i numeri del gioco a distanza
Le telefonate sono soltanto un canale. Su chat e gruppi privati circola da tempo un’altra categoria di richiami, quella dei metodi che garantirebbero vincite certe: uno schema ricorrente prevede screenshot di risultati, un corso a pagamento e l’invito a iscriversi a una piattaforma di gioco tramite un link fornito da chi promette il metodo.
Il bacino di destinatari è in crescita. A luglio 2026 il poker a torneo online ha registrato in Italia giocate per 116,3 milioni di euro, il 32,2 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2025, con una spesa dei giocatori di 10,1 milioni. Il cash game si è attestato su 213 milioni di raccolta e 4,9 milioni di spesa. Sono i dati che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica mensilmente sul gioco a distanza.
Lo scrive Eli Carosi, redattrice e fact checker di Truffa.net: “Diffidate in particolare di chi promette guadagni facili e sicuri su canali social o gruppi privati”. I controlli che contano sono meno spettacolari e riguardano il numero di concessione, i costi dichiarati prima dell’iscrizione, i tempi di prelievo e la tracciabilità dei movimenti sul conto di gioco. Sono gli stessi elementi che distinguono le poker room sicure su cui giocare a poker in modo legale secondo la normativa italiana dalle piattaforme che quei controlli non li superano.
Quanto resta agli operatori
C’è un dato che spiega perché il confronto tra piattaforme si giochi soprattutto sui costi. Dei 213 milioni puntati ai tavoli cash a luglio, agli operatori sono rimasti 4,9 milioni, il 2,3 per cento del totale. Ai tavoli non si gioca contro il banco e il ricavo della piattaforma è la commissione trattenuta sulle mani, mentre il resto circola tra i giocatori. Per confronto, nello stesso mese il casinò online ha raccolto 7,1 miliardi con una spesa di 304 milioni.
Quella commissione, però, non sempre è visibile prima di iscriversi. Su nove room del mercato italiano tre non la pubblicano affatto e una si limita a un dato aggregato, mentre le altre cinque la dichiarano tra il 5,5 e il 6,67 per cento con un tetto massimo per mano. Sui tornei la quota viene trattenuta all’iscrizione: sulla rete iPoker un buy-in da 10 euro ne porta 1,20.
Il secondo elemento è la tracciabilità. Nel gioco a distanza autorizzato le operazioni effettuate ai tavoli passano da un’infrastruttura di controllo collegata ai sistemi gestiti da Sogei per il Ministero dell’Economia, e questo permette di ricostruire una sessione in caso di contestazione. Sulle piattaforme prive di concessione quella ricostruzione non esiste, e chi contesta un addebito o un mancato pagamento non ha un’autorità italiana a cui rivolgersi.

