MORTE INDIANO, SALMA SOTTO SEQUESTRO ED INDAGINE SULLE CAUSE

Non ce l’ha fatta il cittadino indiano di 36 anni che, dallo scorso 10 aprile, era ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi di Salerno. Era stato ritrovato, abbandonato davanti al Pronto Soccorso, in condizioni gravissime. L’uomo è deceduto per una setticemia all’addome che aveva compromesso le funzioni del fegato. Le circostanze del suo arrivo in ospedale restano ancora avvolte nel mistero. Ed è proprio per questo e per la prosecuzione delle indagini da parte della squadra mobile guidata dal primo dirigente Elvio Barbati, che la salma è stata posta sotto sequestro. Sabato 11 aprile l’uomo è stato infatti trovato in condizioni disperate davanti alle porte del reparto di emergenza dell’ospedale salernitano dopo essere stato abbandonato da ignoti che poi si sono allontanati. Quando è arrivato in ospedale, il quadro clinico è apparso sin da subito drammatico. Il giovane presentava gravi lesioni agli arti inferiori, con le gambe ormai annerite, segno di un’infezione avanzata vicina alla cancrena. I sanitari hanno infatti riscontrato una setticemia in fase acuta, sottoponendo il paziente a trattamenti intensivi, tra cui alcuni in camera iperbarica, nel tentativo di arginare la diffusione dell’infezione. Tra le ipotesi al vaglio, anche quella di una esposizione prolungata a sostanze tossiche utilizzate ad esempio sull’eventuale posto di lavoro. “Abbiamo raccontato questa storia nei giorni scorsi, con la speranza che potesse avere un epilogo diverso. Non è andata così. La morte di Paul impone oggi un passaggio ulteriore, più difficile ma necessario: cercare la verità fino in fondo”. A dirlo Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi che per primo si era occupato della vicenda. “Ora Serve capire – scrive – cosa è accaduto. Serve assistere la famiglia”. “Morire per lavoro, nel 2026, non è accettabile. Ogni volta che accade, viene meno un pezzo della nostra civiltà, vengono meno anni di lotte ed impegno. E noi non possiamo permetterci di restare indifferenti” conclude.

Autore dell'articolo: Monica Di Mauro