STAZIONE MARITTIMA, L’OCCASIONE PERSA DI FARNE UNA VETRINA D’ECCELLENZA

Promuovere subito un progetto capace di trasformare la Stazione Marittima nella prima vetrina delle eccellenze del territorio salernitano.
È questa, infatti, la considerazione che sorge spontanea osservando ciò che accade quotidianamente all’interno della struttura progettata da Zaha Hadid. Ai crocieristi che sbarcano dalle navi viene proposto un mare di calamite prodotte in serie, souvenir di importazione e oggetti privi di qualsiasi legame riconoscibile con il territorio. Eppure quello spazio rappresenta il primo biglietto da visita della città, il luogo in cui migliaia di visitatori formano la loro prima impressione di Salerno e della Costiera Amalfitana.
Basterebbe poco per cambiare prospettiva. Al posto di una distesa di prodotti anonimi potrebbe nascere uno showroom permanente dedicato alla ceramica vietrese, all’artigianato artistico, alle produzioni agroalimentari d’eccellenza, ai vini del territorio, alle lavorazioni tradizionali e alle tante realtà che raccontano l’identità della provincia salernitana. Un luogo capace non solo di vendere prodotti, ma anche di narrare una storia fatta di cultura, tradizioni, creatività e saper fare.
L’idea non sarebbe neppure nuova. Già in passato si era parlato di un progetto condiviso tra istituzioni, Camera di Commercio e associazioni di categoria per creare uno spazio dedicato alla promozione delle eccellenze locali. Un’iniziativa che, però, non si è mai concretizzata.
Oggi, mentre la Ceramica di Vietri è impegnata nel percorso di riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta, quella proposta potrebbe tornare di grande attualità. Perché appare quantomeno paradossale che, a pochi minuti dalla capitale della ceramica artistica campana, il primo souvenir offerto a chi arriva dal mare sia una calamita senza identità e senza provenienza.
La Stazione Marittima potrebbe diventare molto più di un punto di transito. Potrebbe essere la casa delle eccellenze salernitane, il luogo dove il turista incontra davvero il territorio prima ancora di visitarlo. Oggi, invece, resta il simbolo di un’occasione mancata. E forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire. Anche perché non c’è campagna di marketing più efficace di un prodotto autentico che racconti davvero la terra che lo ha generato.

Autore dell'articolo: Monica Di Mauro